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Ave Gratia Plena Filottrano Mario Filippi> 30 dicembre 2017

Viaggio nei dipinti delle chiese di Filottrano

L'evento di presentazione del volume dello storico Mario Filippi ed edito dal Circolo Culturale L'Incontro "Ave, Gratia Plena (L'Annuncio a Maria tra Arte, Storia e Devozione in alcuni dipinti presenti nelle Chiese di Filottrano)"

di Paola Ponzetti

Si è svolta sabato 30 dicembre a Filottrano, presso la Chiesa di Santa Maria Assunta in Cielo (La Pieve), la presentazione al pubblico del nuovo lavoro editoriale a cura dello storico Mario Filippi, Ave, Gratia Plena (L’Annuncio a Maria tra Arte, Storia e Devozione in alcuni dipinti presenti nelle Chiese di Filottrano). L’evento ha visto l’intervento di numerosi cittadini (che conoscono ormai la ultra trentennale attività di ricerca culturale nel territorio di Mario Filippi), oltre ad autorità civili e religiose, tra cui mons. Angelo Spina, arcivescovo dell’Arcidiocesi di Ancona-Osimo, Don Roberto Peccetti, Don Carlo Carbonetti e il prof. Gilberto Piccinini, Presidente della Deputazione di Storia Patria per le Marche.

Per il Comune di Filottrano non sono voluti mancare il sindaco Lauretta Giulioni e l’assessore Giulia Accorroni. Ad allietare la serata è intervenuta anche la mezzosoprano filottranese Mariangela Marini (protagonista ormai delle scene musicali anche a livello internazionale) accompagnata all’organo da Melissa Mastrolorenzi in momenti musicali che hanno visto l’interpretazione di tre coinvolgenti Ave Maria. Interessanti gli interventi dei relatori, moderati dal prof. Nazzareno Cionco, che hanno saputo orientare la platea ad approfondite e dinamiche riletture interpretative in tema di Annunciazione, spaziando tra storia, tradizione ed attualità, fuori dai consueti stereotipi e su percorsi inediti.

Ave, Gratia Plena, edito dal Circolo Culturale L’Incontro di Filottrano, è un prezioso lavoro dello storico locale Mario Filippi, da anni impegnato nelle certosine ricerche che puntano alla riscoperta dei tesori storici ed artistici della sua Filottrano. “Da tempo sapevamo che Filippi si stava occupando dello studio di pitture e pale d’altare ancora oggetto di culto o accantonate nei depositi delle chiese filottranesi – ha avuto modo di spiegare il prof. Gilberto Piccinini nella presentazione del volume –. In quest’occasione Filippi fornisce informazioni appropriate su alcune rappresentazioni dell’Annunciazione a Maria presenti nelle chiese di Filottrano e quel che balza all’evidenza è il loro numero, segno di una devozione alla Madonna coltivata nei secoli e tuttora forte, anche per la prossimità di Filottrano al Santuario lauretano che custodisce la reliquia della Casa di Maria, dove avvenne, secondo le scritture, la visita dell’angelo Gabriele”.

Mario Filippi ha al suo attivo una ricca produzione editoriale di oltre 30 pubblicazioni con cui continua ad illustrare ed approfondire da alcuni decenni la storia di Filottrano ed è un prolifico collaboratore del periodico locale freepress L’Incontro News.

Il volume “Ave, Gratia Plena” è disponibile sia presso le cartolibrerie di Filottrano che presso la sede del Circolo Culturale L'Incontro in Via Oberdan 57 sempre a Filottrano (tel. 337 655632).

La Presentazione integrale del volume a cura del Presidente della Deputazione di Storia Patria per le Marche prof. Gilberto Piccinini

Da anni, ormai, Mario Filippi non finisce di stupirci con le sue ricerche mirate alla riscoperta dei tesori storici e artistici della sua Filottrano. Da qualche tempo sapevamo che Filippi si stava occupando dello studio di pitture e pale d’altare ancora oggetto di culto o accantonate nei depositi delle chiese filottranesi. Di alcune aveva fornito importati schede e sollecitato restauri perché potessero essere meglio godute e apprezzate da devoti e studiosi dell’arte.

In quest’occasione Filippi fornisce informazioni appropriate su alcune rappresentazioni dell’Annunciazione a Maria presenti nelle chiese di Filottrano e quel che balza all’evidenza è il loro numero, segno di una devozione alla Madonna coltivata nei secoli e tuttora forte, anche per la prossimità di Filottrano al Santuario lauretano che custodisce la reliquia della Casa di Maria, dove avvenne, secondo le scritture, la visita dell’angelo Gabriele. Un culto dell’Annunciazione risalente ai primi secoli del cristianesimo e che nell’arte ha lasciato testimonianze pregevoli già nelle catacombe romane, moltiplicatesi durante il medioevo e con splendidi risultati nel primo rinascimento ad opera di Beato Angelico, Piero della Francesca, Leonardo da Vinci, Botticelli, Pinturicchio.

A Filottrano la più antica rappresentazione dell’Annunciazione sembra essere quella ritrovata pochi decenni orsono, a seguito dei restauri nella chiesa di S. Cristoforo Martire, definito un vero scrigno d’arte da Pietro Zampetti già da quando, invitato e guidato da Mario Filippi, aveva potuto mettere piede in quello che ancora pochi decenni fa era un magazzino di robe vecchie. L’affresco, risalente al 1569, è di autore ignoto ma che si può ipotizzare vicino alla scuola di Lorenzo Lotto e alla lezione dell’Annunciazione di Recanati del 1532, soprattutto per quel che riguarda le figure della Madonna e dell’Angelo annunciante, con la loro levità e naturalezza, non più statiche come nel passato.
Ai nuovi canoni postridentini si rifà l’Annunciazione nell’altare della Famiglia Perozzi della chiesa di S. Maria Assunta, acquistato sul mercato romano da Angelo Perozzi negli anni di transizione tra Sei e Settecento, così come quella della chiesa di S. Maria di Storaco, ora nei depositi del Museo diocesano di Osimo, databile ai primi anni Trenta del Settecento, tanto strana nella raffigurazione della Vergine ma ancor più dell’Angelo, con le sue forme gigantesche e al tempo stesso gentili.

C’è poi l’Annunciazione della chiesa delle Stimmate, una copia che il pittore osimano Antonio Cappannari poté eseguire dall’originale di Federico Barocci negli anni in cui il quadro era ancora presente nella cappella dei Della Rovere nella Basilica lauretana, da dove sarà sottratto nel 1797 da Napoleone, ora nelle collezioni vaticane. Un quadro realizzato dal Barocci tra il 1582 e il 1584 in un momento in cui urgeva una forte riaffermazione del culto dell’Annunciazione, dopo che con la “Inter gravissimas” di Gregorio XIII del 24 febbraio 1582, l’Occidente aveva adottato un calendario che sarebbe iniziato il primo di gennaio e non più, com’era successo per secoli e secoli, il 25 marzo, festa dell’Annunciazione. Un evento che pesò non poco sulle abitudini di vita delle persone e nei rapporti internazionali, poiché il calendario gregoriano fu adottato nel volgere di pochi anni da tutti i paesi cattolici d’Europa. Rimasero escluse le regioni ove aveva preso piede la riforma protestante, molte delle quali si allineeranno nel secondo Settecento, nonché in oriente dove la Chiesa ortodossa ancora segue il calendario giuliano.

Queste ultime riflessioni convincono sempre più della grande vivacità culturale di cui godette Filottrano tra Sei e Settecento e che lasciò tracce profonde nel rinnovamento urbanistico ed edilizio di quella che nel 1790 avrebbe ottenuto da Pio VI il titolo di città.

Bibliografia di lavori editoriali di Mario Filippi

Da oltre 30 anni Mario Filippi racconta e scrive da autodidatta un'infinità di realtà culturali su Filottrano: personaggi, monumenti, tradizioni, spesso anche semisconosciute.

Questi i volumi editi:

• EMIDIO BIANCHI, LETTERATO, STORICO

• GERMANO SASSAROLI, EDUCATORE, PATRIOTA, POETA

• FILIPPO STARNARI, PITTORE

• FILOTTRANO, STORIA PER IMMAGINI

• STORIA DEL MONASTERO DI SANTA CHIARA

• UNA CITTA’, UNA BANDA MUSICALE

• FILOTTRANO: DA TERRA A CITTA’ (in collaborazione con il Prof. Gilberto Piccinini)

• LA STORIA DI FILOTTRANO A FUMETTI

• GIOVANNI CARESTINI CELEBRE CANTANTE-CATRATO

• 3 LUGLIO 1796 (IL GIORNO DEL PRODIGIO)

• FILOTTRANO IN CARTOLINA

• IL BAR WALLY, UN SECOLO DI... (in collaborazione con il Prof. Guido Carletti)

• LE TAVOLETTE VOTIVE DEL SANTUARIO DELLA  B.V. MARIA DI TORNAZZANO

• STORIA DELL’ANTICA CHIESA DI SAN CRISTOFORO MARTIRE

• SOCIETA’ OPERAIA MASCHILE DI MUTUO SOCCORSO

• FILOTTRANO, GUIDA STORICO ARTISTICA

• SUOR MARIA FRANCESCA ELEONORA GIUBILEI

• FILOTTRANO, SOUVENIR

• LE CHIESE DI FILOTTRANO

• RACCOLTA DI POESIE DIALETTALI di Germano Sassaroli

• IL TEMPO DI STORACO (in collaborazione con Luciano Egidi e Maria Teresa Camilloni)

• DON COSTANTINO SERRANI, IL PRETE DI TUTTI

• FILOTTRANO, VIAGGIO NEL TEMPO

• FILOTTRANO  PAGINE DI STORIA, DALLE ORIGINI AL XVI SECOLO

• POESIE INEDITE DI MARIA SCATTOLINI

• VITTORIO TRANSILVANI, IL PITTORE CONTADINO

• DONNA CATERINA GUADAGNI, BENEFATTRICE 1778-1864

• ERNEST VAN SCHAYCH, UN PITTORE FIAMMINGO PER FILOTTRANO

• DIPINTI RITROVATI DI ANTONIO CAPPANNARI (1758-1807) PITTORE DI OSIMO

• FILOTTRANO E IL RISORGIMENTO

• ASSISTENZA E BENEFiCENZA A FILOTTRANO ATTRAVERSO I SECOLI

• PITTORI MARCHIGIANI DEL CINQUECENTO PER FILOTTRANO




> 14 aprile 2012

cinque artisti per cuba filottrano inaugurazioneUn tuffo nella cultura cubana

"Cinque Artisti per Cuba" a Filottrano

di Mina Giuliodori

Il 14 aprile 2012 è stata inaugurata a Palazzo Accorretti di Filottrano la mostra di opere, dipinti e sculture, di cinque artisti marchigiani che rappresentano, ognuno con proprie tecniche e sensibilità notevoli, aspetti e temi della cultura cubana. Si tratta di una iniziativa promossa dall’Associazione culturale Riflessi della Cultura Cubana “Para un Principe Enano” (Per il Piccolo Principe), caldeggiata da Isidoro Carancini, accolta dal Sindaco di Filottrano Francesco Coppari. Dipinti e sculture sono rimasti esposti fino al 22 aprile.

Al rituale taglio del nastro da parte del Sindaco seguono presentazione e interventi. Esordisce Isidoro Carancini con la presentazione di Olga Lidia Priel Herrera e il riferimento alla mostra itinerante aperta a Jesi allo scopo di diffondere la cultura cubana, in cui la religione prevalente, il cristianesimo, è intrecciata all’animismo; e con i complimenti alla stessa Signora, Presidente dell’associazione Culturale Riflessi della Cultura Cubana – che avrà sede presso il circolo L’Incontro – per il lavoro organizzativo e l’attaccamento alla sua patria. Prosegue Il Sindaco, Francesco Coppari, esprimendo la propria soddisfazione di ospitare una manifestazione così importante per un approccio conoscitivo alla lontana Cuba e al suo popolo.

È quindi il momento di Olga Lidia Priel Herrera che, dopo aver letto una lettera indirizzata a lei dall’ambasciatrice Milagro Carina Soto Agüero per esprimerle partecipazione e compiacimento, richiama la storia della sua iniziativa, cominciata due anni fa come risposta all’esigenza di far conoscere Cuba. Cuba e la sua eterogeneità culturale determinata dal susseguirsi di popoli colonizzatori, e dalle esperienze politiche; Cuba e il suo splendido paesaggio, come attrattive turistiche. L’Assessore alla Cultura, Ivana Ballante, si compiace delle parole della Presidente, capaci di introdurre nel suo mondo affascinante; e richiama la conferenza del 18 aprile sulla sinergia fra Cuba e Italia.

cinque artisti per cuba filottrano relatoriAl critico letterario Fabio Ciceroni il compito di illustrare le opere dei cinque artisti della mostra – Andrea Cangemi, Salvatore Carbone, Salvatore D’Addario, Nazareno Rocchetti, Lino Stronati (Stroli) – artisti molto diversi fra loro, com’è eterogenea e plurale la cultura cubana. Stroli adotta un linguaggio naif in superficie, su cui si impongono segno e colore espressionistici in un intreccio di lirico e sarcastico: non una fuga dai dolori e dalle ingiustizie inaccettabili del mondo ma un atto di accusa senza rassegnazione, sostenuto dall’utopia che l’arte possa “rigenerare l’umano” capovolgendo il mondo con un recupero di purezza. Ricominciare da capo a vivere, anziché limitarsi a sopravvivere, si legge chiaramente in Cuba libre, dipinto ricco di intensità di azzurro con aquilone e di oro della sabbia.

La cifra di Nazareno Rocchetti è quella di manipolatore della materia – allo stesso modo in cui egli plasma i corpi massaggiando gli sportivi – fino al raggiungimento di forme slanciate, con una forte spinta verticale verso e contro l’ignoto. Spinta che non è rappresentata solo nelle sculture, ma si conferma anche nei dipinti, realizzati con la tecnica violenta del fuoco, da cui l’esplosione di immagini e di colori come da un vulcano interno, o con tecnica mista nelle tavole di donne dai lunghi colli interrogativi sullo stato originario, da cui la civiltà si è allontanata anni luce. Salvatore D’Addario è rigorosamente attento alla poesia dell’astrazione, che lo induce alla fuga dal colore perché deviante, mentre egli punta all’essenza con la ricchezza di forme, secondo il “metodo della riflessione calibrata” (definizione dell’artista) in una ricerca conflittuale e tumultuosa della verità profonda, “in fondo alle cose”, secondo il monologo mentale che fa pensare al poeta Gianni D’Elia: del resto, la pulsione originaria resta la stessa per ogni artista.

Salvatore Carbone propone una potente capacità visionaria in narrazioni tra l’onirico e il realistico, con scomposizione e intersezione di spazi e strutture; si esprime con gioia cromatica nonostante l’inquietudine di fondo, l’ansia sociale, il bisogno di comunicare passioni e delusioni, la necessità di cercare il segreto profondo dei soggetti ispiratori. La sua pittura, “tra natura e storia”, è di notevole suggestione. Andrea Cangemi, autore anche di una raccolta di poesie, è dotato di un profondo senso ontologico e della convinzione che con l’arte si può raggiungere la salvezza della natura umana. Grande disegnatore e incisore, usa queste tecniche per esprimere il dolore e il tormento di una condizione esistenziale che non viene meno, come esemplifica il sole opaco in Volveran.

Il cielo di Cangemi, che rappresenta quello dell’esistenza umana, contiene una tenace sfida solitaria per tentare di accedere al mistero. Il discorso di Olga Lidia Priel Herrera, la presentazione delle opere dei Cinque Artisti per Cuba da parte di Fabio Ciceroni hanno incuriosito e introdotto i presenti alla conoscenza della cultura di Cuba e di espressioni artistiche che ne rappresentano aspetti e prospettive in modi molto diversi, ma incisivi e attrattivi in ogni caso. A conclusione, un assaggio dello spettacolo musicale con i Gruppi “Acevere Cuba“ e “Los Combancheros“.

cinque artisti per cuba filottrano spettacolo> L'Incontro e la cultura cubana

di Paola Ponzetti

Una serata, quella del 20 aprile scorso al Circolo Culturale L’Incontro, che ha suggellato il legame tra Filottrano e la cultura cubana del territorio rappresentata da Olga Lidia Priel Herrera, da anni attiva esponente di iniziative culturali ed associative e responsabile della delegazione di cubani residenti nelle Marche e dell’associazione Riflessi della Cultura Cubana “Para un Principe Enano”. Proprio nella sede del Circolo si è svolto infatti uno degli appuntamenti inseriti nell’evento “Cinque Artisti per Cuba”, collettiva d’arte itinerante alla sua seconda tappa (dopo il debutto a Jesi nel marzo scorso alla presenza dell’ambasciatore di Cuba in Italia) presso il Palazzo Accorretti di Filottrano dal 14 al 22 aprile, sede per una settimana dei linguaggi pittorici di Andrea Cangemi, Salvatore Carbone, Salvatore D’Addario, Nazareno Rocchetti e Lino Stronati (Stroli).

I cinque artisti, legati a vario titolo al nostro territorio, hanno omaggiato lo spirito culturale coinvolgente che anima la terra di Cuba attraverso opere pittoriche e sculture direttamente o liberamente ispirate al paese centroamericano ed alla sua cultura. Una confluenza di lontananze, è stata definita questa esperienza, con modalità disparate, ma un modo di far confluire linguaggi assolutamente lontani verso un unico obiettivo: Cuba; la sua gente, i suoi colori, la sua atmosfera, la sua dignità.

Alla serata conviviale del 20 aprile al Circolo Culturale L’Incontro erano presenti gli artisti Cangemi, D’Addario, Rocchetti e Stroli, oltre al sindaco di Filottrano Francesco Coppari e numerosi partecipanti che hanno apprezzato l’intervento di Olga Lidia Priel Herrera, sia nelle vesti di relatrice con la conferenza “Parliamo di Cuba. Le radici ‘nere’ di Cuba: etereogenità di una cultura”, che di artista con i gruppi “Acevere Cuba” e “Los Combancheros”. E’ stata anche l’occasione per annunciare ufficialmente, da parte del coordinatore del Circolo Culturale L’Incontro, Isidoro Carancini, l’unione ancora più stretta con la realtà cubana del territorio, ospitando la sede ufficiale dell’associazione “Para Un Principe Enano” ed auspicando quindi una stretta collaborazione per ulteriori iniziative culturali. Intanto la Mostra “Cinque Artisti per Cuba” si muoverà nei prossimi mesi a Portorecanati, Roma e Cuba, ma sono in definizione per l’estate ulteriori località progressivamente aggiornate alla pagina Facebook “Cinque Artisti per Cuba”.

> Le radici "nere" di Cuba: eterogeneità di una cultura

di Olga Lidia Priel Herrera

A Cuba c’è un proverbio molto diffuso che dice: “Quien no tiene de Congo, tiene de Carabalì” questo significa che non c’è nessuno sull’Isola che possa escludere di avere nelle proprie vene una goccia di sangue africano, una goccia di sangue nero e schiavo. Congo e Carabalì erano due gruppi etnici fra i molti trasportati dalle navi negriere, con la pelle più scura, considerati ancora più “inferiori”, praticamente “subumani” dai padroni creoli e spagnoli.

Non si può capire la Cuba di oggi, la sua forza e la sua resistenza davanti alle difficoltà, ed il suo estremo desiderio di libertà e di indipendenza – costi quello che costi, se non si considera che i suoi abitanti hanno ancora un ricordo vivissimo della schiavitù e gli sforzi che i nostri bisnonni e nonni, hanno affrontato per eliminarla. Il 27 ottobre del 1492 arrivano le prime navi sulle coste cubane, tre navi europee, sotto il comando di Cristoforo Colombo, successivamente anche gli spagnoli si trasferirono sull’Isola con la loro servitù tra i quali c’erano molti negri.

Arrivavano navi di mercanti spagnoli, portoghesi ed anche di arabi. La città spagnola di Siviglia era il centro della conquista e della colonizzazione, aveva migliaia di schiavi neri, che rappresentavano oltre il 7% della sua popolazione dell’epoca. La crescente necessità di forza lavoro nelle Americhe, provocò una forte dinamica commerciale, basata soprattutto sul trasporto con le navi “negriere” dalle coste africane di schiavi, forza lavoro a basso costo. Questi fatti spiegano la complessità della popolazione cubana, poiché gli africani non costituivano una unità culturale, ma erano un mosaico di etnie ostili tra di loro, che avevano sviluppato tradizioni, abiti, costumi, religioni e lingue diverse.

Gli spagnoli avevano l’esclusiva della tratta degli schiavi, vendendoli agli altri mercanti europei (francesi, olandesi, portoghesi ed inglesi) che si occupavano principalmente del commercio di merci e preziosi. Questi fatti spiegano la causa della diversità e della eterogeneità del “nero” cubano, un popolo nato dal miscuglio di tante razze, di tante culture e religioni, provenienti principalmente dall’Africa Occidentale (Angola, Guinea, Senegal, Nigeria ecc.), ma anche da alcuni paesi arabi. Gli schiavi furono anche costretti a nascondere e cambiare i loro idiomi, le loro religioni e le loro tradizioni, in quanto gli spagnoli “schiavisti” li costringevano con la forza ai loro costumi ed alla loro religione cattolica, formando un tessuto sociale e culturale molto eterogeneo.

Il risultato principale di tutta questa contaminazione è certamente religioso, da qui nasce “La Santeria” (magia, mistero, superstizione, filtri d’amore e di morte), in un miscuglio magico e sensuale che si rifà ad antichi riti africani e spagnoli, fondendo insieme sacro e profano, cioè i Santi cattolici con le divinità africane, dando ad ognuno di essi un nome (Elegguà, Oggun, Orula, Yemayà, Changò, Ochun e tanti altri). Cuba è un piccolo paese nella scala planetaria, ma è diventato grande per la sua cultura che produce musica travolgente e spettacolare, diffusa nel mondo. Quelli che la visitano hanno impressioni contraddittorie che non tolgono il fascino indescrivibile dei luoghi, della cultura, della musica e della popolazione. Cuba è musica, se prendiamo la canzone “Guantanamera” si mette insieme un intero continente, diventando un inno latino-americano per la passione che infonde alla sue radici e la necessità di essere con tutti e per tutti, superando i confini geografici e la ricerca di una straordinaria lingua comune.




150° unità d'italia filottrano> 24 settembre 2011

150° ANNIVERSARIO DELL'UNITÀ D'ITALIA

Contributo di Filottrano al Risorgimento

di Mina Giuliodori

Nell’ambito delle celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, si inserisce l’iniziativa del circolo culturale “L’Incontro”, compiuta il 24 settembre 2011 a Filottrano per valorizzare, contestualmente alla storia nazionale, la storia locale. L’impulso, la progettazione, il coordinamento della ricerca e l’organizzazione dell’evento si devono principalmente a Isidoro Carancini, che ha scandito le fasi di svolgimento fra mattina e pomeriggio, coinvolgendo le associazioni AVIS, ANPI, CROCE ROSSA, AIDO, MILANI, ACLI, STIVALE, PROTEZIONE CIVILE e PRO-LOCO. E facendo precedere la celebrazione della ricorrenza dall’affissione di targhe sulle facciate di palazzi storici: sono tuttora visibili, e lo saranno fino all’inizio del 2012, le didascalie su sfondo tricolore specifiche per ognuno di essi. La mattinata del 24 settembre è iniziata alle 10:15 con l’incontro di preghiera in suffragio dei caduti per il Risorgimento nella chiesa di S. Maria Assunta, alla presenza del parroco Don Carlo Carbonetti.

Hanno partecipato, fra altri filottranesi, Autorità, delegazioni delle Associazioni con le loro insegne, tre classi terze della Scuola Media “G.C. Beltrami” di Filottrano con i loro insegnanti e il Dirigente scolastico, Ing. Floriano Tittarelli. Ha guidato il corteo un trio bandistico rappresentato da Marco Corsetti in abito da bersagliere, alla tromba e Giuliano Magnani ed Emanuele Carbonari alle percussioni gentilmente fornitici dal Presidente del corpo bandistico di filottrano. Alle 11 i partecipanti hanno raggiunto in corteo Piazza Mazzini, dove anche altri concittadini e persone comunque interessate hanno assistito, oltre alla deposizione di una corona di alloro sulla lapide dedicata a Mazzini, ai saluti in programma. Il saluto per l’Amministrazione Comunale della Città di Filottrano – l’evento ne ha ricevuto il patrocinio – formulato dall’Avvocato Ivana Ballante, con l’accento posto sui valori che sostennero il processo di unificazione dell’Italia e ai quali occorre richiamarsi anche oggi, è stato preceduto dal saluto del Circolo L’Incontro portato dal Cavaliere Isidoro Carancini.

Ecco il suo discorso integrale. «Desidero portarvi anzitutto il saluto del Circolo culturale L’Incontro. Noi abbiamo fortemente voluto questa giornata perché Filottrano ha avuto un ruolo di primo piano nell’impegno risorgimentale e abbiamo ritenuto nostro dovere, come Circolo Culturale, esprimere, con una adeguata manifestazione, tutta la nostra gratitudine a quanti allora si sono impegnati per questo grande traguardo. Ho assistito con soddisfazione alle celebrazioni nazionali, ma anche con grande piacere alla manifestazione del 19 marzo, al teatro Torquis, realizzata dall’istituto Comprensivo G.C. Beltrami. I ragazzi hanno brillantemente recitato il “Risorgimento” parlando di Garibaldi, Mazzini, Cavour, del Tamburino sardo, della piccola vedetta lombarda e di tanti piccoli episodi gloriosi di quegli anni. L’entusiasmo dei ragazzi e il gravoso lavoro degli insegnanti nell’infondere in loro il valore della memoria rappresentano una tappa culturale di grande pregio per le giovani generazioni. Grazie ragazzi! Grazie al Dirigente scolastico, Ingegner Tittarelli, agli insegnanti, anche per la partecipazione odierna.

Noi abbiamo voluto dare continuità e completezza al loro impegno. La CORONA D’ALLORO, che abbiamo qui deposto sulla targa dedicata a Mazzini, vuole significare, in questa ricorrenza del 150° anniversario dell’Italia Unita, il nostro omaggio e la nostra riconoscenza a tutti coloro che si sono impegnati: dai già citati Garibaldi, Mazzini e Cavour ai filottranesi più noti e meno noti. Cinquant’anni fa su questa stessa piazza è stata festeggiato il centenario dell’unità d’Italia. Filottrano, all’epoca del Risorgimento, era una cittadina importante; già nel ’700, quando Ancona aveva 20.000 abitanti, Filottrano ne contava 7.000 ed era rappresentata da personaggi di grande rilievo come Giacomo Costantino Beltrami, esploratore, Alessandro Spada-Lavini, senatore, Lorenzo Garampi, gonfaloniere, Filippo Barattani, letterato e patriota insigne, Vincenzo Gaetano Gentiloni, l’uomo dell’Albero della libertà, Vincenzo Gentiloni, eroe di Vicenza, Giuseppe Perozzi, podestà di Macerata, Germano Sassaroli, patriota poeta ed educatore. Ma la partecipazione dei Filottranesi fu molto ampia, come ricorda Mario Filippi nel suo libro “FILOTTRANO E IL RISORGIMENTO”: ben 81 filottranesi sono elencati fra volontari nella campagna 1848-1849 e quelli che marciarono con Giuseppe Garibaldi, nel 1866-67.

Il trombettiere dei bersaglieri nella presa di Porta Pia a Roma, Giuseppe Grassi, era filottranese. Una CORONA D’ALLORO verrà portata e deposta sulla tomba del garibaldino EUGENIO BELTRAMI, tomba che abbiamo provveduto a recuperare con la collaborazione dell’AVIS. Questo gesto vuole significare il nostro omaggio e la nostra memoria perenne a tutti gli 81 combattenti filottranesi. Ringrazio le Associazioni che hanno aderito e collaborato a questa importante giornata: AVIS – ANPI – CROCE ROSSA – MILANI – ACLI – STIVALE – PRO-LOCO – ASSOCIAZIONE CARABINIERI – LA PROTEZIONE CIVILE e il Professor Guido Carletti per i “Ricordi” che ci darà del Risorgimento filottranese, ringrazio l’Amministrazione comunale per la collaborazione e il Vice Sindaco, Avvocato Ivana Ballante, per il personale contributo che porterà alla nostra manifestazione, in rappresentanza dell’Amministrazione comunale.

italia più bel paese 150° italia filottranoSui Palazzi storici della Città avete visto affisse delle targhe tricolori a ricordo dei personaggi e dei fatti che hanno contribuito alla realizzazione dell’Italia Unita. E’ un itinerario storico elaborato e studiato con la collaborazione di Mario Filippi, Guido Carletti, Lorena Luccioni, Gino Mazzieri e Gianni Santarelli. Resteranno per qualche mese e saranno un ricordo anche per coloro che non hanno potuto partecipare a questa giornata e per coloro che passeranno da Filottrano; saranno una chiara indicazione del nostro orgoglio di Filottranesi per un passato così illustre. Sono molto sintetiche ma danno l’idea del grande impegno filottranese e sollecitano un approfondimento nella conoscenza di quel periodo storico. Ringrazio sentitamente i proprietari di questi palazzi che ci hanno consentito l’affissione. Nel pomeriggio, vi aspettiamo al teatro Torquis per una maggiore conoscenza dell’epopea risorgimentale attraverso le parole del Professor Gilberto Piccinini, Presidente della deputazione di Storia Patria delle Marche, e per la presentazione del libro di Mario Filippi, che il Circolo Culturale ha fatto stampare e curare, nell’immagine grafica ed editoriale, da “Le Ossa” di Fabrizio Baleani. Il Circolo darà in omaggio il libro a quanti parteciperanno. Questa festa arricchita dalla presenza del Gruppo “LA MACINA” vuole unire tutti in un comune sentimento di italianità, un valore da coltivare aldilà di ogni posizione di parte. L’Unità va perseguita e rafforzata. La memoria dei sacrifici compiuti è elemento fondamentale di unione, non di divisione, specialmente nei momenti più difficili. Viva l’ITALIA!».

Il Professor Guido Carletti è intervenuto con i ricordi di storia locale, di cui ha poi fornito una sintesi intitolata “Arrivano i Francesi, inizia il Risorgimento” che è opportuno riportare, a dimostrazione del fatto che anche a Filottrano i prodromi del Risorgimento hanno origini lontane. «Filottrano, come le altre cittadine confinanti, venne catapultata all’interno della vicenda storica risorgimentale dall’arrivo dei Francesi di Napoleone Bonaparte che, dal 1796 in poi, con arresti e riprese, associarono l’intera penisola alla Francia. I Francesi, infatti, importarono in Italia sia i modelli politici, sia le leggi fondamentali (in una prima fase fu la costituzione rivoluzionaria del 1795), sia l’organizzazione burocratico-amministrativa dello Stato. Persino la vita quotidiana delle popolazioni della penisola cambiò repentinamente, sollecitata e costretta a farlo dalla rude efficienza dei militari e dei funzionari d’Oltralpe: la loro opera fu accolta con entusiasmo da alcuni e con proteste da altri.

filottrano risorgimento 150 anni italia filottranoAnche i Filottranesi si divisero in filo-francesi e antifrancesi: il conte Gentiloni fece erigere in piazza del Comune l’albero della libertà, di chiara ispirazione rivoluzionaria; viceversa un altro filottranese, un “umile vetturale”, Domenico Silvi, si mise alla testa degli “insorgenti”, ossia di coloro che, renitenti alla leva militare imposta da Napoleone, si erano dati alla macchia. La nostra città visse con grande passione questo periodo storico e fu teatro di scontri cruenti fino all’epilogo dell’avventura bonapartista, ossia fino alla sconfitta di Gioacchino Murat a Tolentino (pochi giorni prima gli Austriaci del generale Neipperg avevano provato, senza successo, a conquistare Filottrano che, resistendo, aveva dato la possibilità all’esercito franco-italiano di ricomporsi e posizionarsi meglio).

Il Congresso di Vienna del 1814-15, riconsegnò le Marche al papa di Roma. Però, piuttosto che la restaurazione del vecchio ordine, di fatto si cristallizzò la seguente situazione: c’era chi voleva il ritorno all’Ancient régime e chi no. Questi ultimi si iscrissero alle società segrete (massoneria e carboneria) e troviamo diversi concittadini sia massoni che carbonari, cospiratori, alcuni molto famosi (i conti Gentiloni; i conti Perozzi) che organizzarono rivolte armate (Macerata), che conobbero il carcere, che espatriarono per sfuggire a un destino che non gli piaceva. Quindi, con l’arrivo di Napoleone Bonaparte, Filottrano viene a forza inserita all’interno di una storia più grande e niente fu più come prima. Passarono anni solo apparentemente tranquilli. Alla propaganda giacobina, si cominciò a sovrapporre quella nazionale italiana, perché non ci si poteva aspettare nulla di buono dagli stranieri.

Era chiaro, infatti, che i Francesi si erano mossi per i loro interessi: la Francia rimaneva pur sempre un modello, ma bisognava fare da soli per avere la libertà e l’indipendenza. Ci furono altre turbolenze, sotto sotto covavano desiderio e scontento, ma fu solo con l’elezione a papa del senigalliese Giovanni Maria Mastai Ferretti che a Filottrano riprese con vigore l’idea di cambiare le cose. Può sembrare un paradosso (e in qualche modo lo fu) ma fu proprio papa Pio IX a dare il via alla riemersione degli ideali politici liberali e patriottici e il “blocknotes” scritto da Mario Filippi per il circolo “L’Incontro” lo evidenzia con chiarezza ed efficacia. Pio IX si presentò (o venne scambiato) come un papa liberale e fu senz’altro uno dei protagonisti assoluti del dibattito politico e culturale dell’epoca. All’inizio del suo pontificato, si dimostrò clemente con i patrioti, tentò di ammodernare lo Stato, irrobustì la Chiesa e le strutture ecclesiali. Molti Filottranesi, quindi, lo presero in parola e al grido di “Viva Pio IX” diedero fuoco a ciò che da due decenni covava sotto la cenere».

Da Piazza Mazzini una delegazione si è recata al Cimitero di Filottrano per deporre una corona d’alloro sulla tomba del garibaldino EUGENIO BELTRAMI, recuperata a cura dell’AVIS. Nel pomeriggio, come da programma, la commemorazione è ripresa al Teatro Torquis, presentatore il Dottor Paolo Notari, apprezzato giornalista Rai, che ha brillantemente proposto la successione degli interventi: il Dottor Luciano Paolucci, Presidente del Circolo L’Incontro, ne ha porto i saluti; il Sindaco, Francesco Coppari, è intervenuto per l’Amministrazione comunale; il consigliere provinciale Mirco Cesaretti ha portato il saluto del Presidente Casagrande mentre il consigliere regionale Dino Latini è intervenuto per la regione Marche.

Quindi il Professor Gilberto Piccinini, Presidente della Deputazione di Storia Patria, ha fatto una relazione storico-critica, intervento svolto in parte sotto forma di intervista condotta da Paolo Notari. Il professore, storico di grande qualità, ha abilmente spaziato tra gli avvenimenti della storia risorgimentale italiana, le vicende marchigiane , riferite in particolare anche alla Battaglia di Castelfidardo, soffermandosi con particolare attenzione alle vicende filottranesi presentando il libro-documento di Mario Filippi “ Filottrano e il Risorgimento”, stampato a cura del Circolo l’Incontro. Mario Filippi è stato calorosamente applaudito unitamente al professor Piccinini, che è sempre molto vicino alla storia del nostro Paese e del nostro territorio.

La festa si è completata con il concerto tenuto da Gastone Pietrucci e La Macina su “I centocinquanta anni dell’Unità d’Italia, attraverso le canzoni popolari”, che hanno toccato aspetti delle condizioni di lavoro, della povertà, dell’emigrazione... Alla fine dello spettacolo, seguito con grande partecipazione, è avvenuto uno scambio di doni: Isidoro Carancini, per il Circolo Culturale “L’Incontro”, ha consegnato al Sindaco un volume realizzato da Marilena Ferrari per celebrare il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, “ITALIA IL PAESE PIU’BELLO DEL MODO” con i capolavori d’arte delle venti regioni italiane, un libro di grande pregio, destinato alla biblioteca comunale, istituita nel 1979 dall’ Amministrazione comunale guidata dallo stesso Carancini, che ha voluto ricordarlo per sottolineare il suo attaccamento a questa Istituzione e il rispetto di tutto il Circolo L’Incontro per le Istituzioni.

Il Sindaco ha contraccambiato con una bandiera tricolore, offerta dall’Amministrazione comunale allo stesso Circolo. In uscita, gli intervenuti hanno ricevuto in omaggio il libro di Mario Filippi, “Filottrano e il Risorgimento” stampato proprio per l’occasione. È stata una giornata ricca da un punto di vista culturale, passata in buona e discretamente numerosa compagnia, nonostante la temperatura ancora estiva; emozionante, per il rinsaldarsi delle radici locali, per il vivacizzarsi del sentimento di Patria attorno alle narrazioni di fatti importanti e alle note dell’inno nazionale.

150 anni italia targhe filottrano




busto beltrami filottrano> 14 luglio 2011

INAUGURAZIONE BUSTO BELTRAMI

Dono del circolo culturale L’Incontro alla Scuola Media

Si è svolta con una bella cerimonia, il 14 luglio 2011 l’inaugurazione del Busto di Beltrami donato dal Circolo Culturale L’incontro alla Scuola Media di Filottrano dedicata allo stesso personaggio. Presenti il Sindaco Francesco Coppari, il Vice sindaco Ivana Ballante, il Dirigente scolastico ing. Floriano Tittarelli, il coordinatore del Circolo cav. Isidoro Carancini, la prof.ssa Federica Paccamiccio e il giornalista Terenzio Montesi che coordinava i lavori. Un particolare ringraziamento è stato espresso dal coordinatore del Circolo, Isidoro Carancini, alla Ditta Canali ed al titolare dell’Azienda, signor Eugenio che, non potendo intervenire, ha inviato in rappresentanza il signor Fabio Belegni dell’Ancon; pari ringraziamento è stato rivolto alla Cooperativa Il Biroccio e al suo Presidente, Signor Gianfranco Scattolini, presente alla cerimonia, che hanno contribuito alla realizzazione dell’opera.

L’Incontro, con questa iniziativa, come puntualizzato da Carancini, si prefiggeva due precisi obiettivi: ”dare visibilità a un grande personaggio come Beltrami che rappresenta un fatto culturale di grande rilievo per Filottrano e non solo e la presenza di un Museo a lui dedicato è una ricchezza che ha sempre suscitato in noi il desiderio di collaborare per una opportuna e doverosa valorizzazione contribuendo con iniziative e aiuti finanziari”. Carancini ha quindi sottolineato che questa visibilità dovrebbe essere integrata da una costante collaborazione della Scuola con programmi di studio che prevedano qualche ora all’anno dedicata a Beltrami. Il secondo obiettivo del Circolo era quello di collocare a Filottrano un segno di Nazareno Rocchetti, artista filottranese, anche se residente altrove.

Ai saluti del sindaco Coppari, del Dirigente scolastico Tittarelli e del Vice sindaco Ballante è seguito un brillante intervento della professoressa Federica Paccamiccio. Da profonda studiosa di Beltrami, ha tracciato le linee della complessa personalità di questo personaggio ottocentesco che è stato soldato, giudice, conduttore di una vasta azienda agricola, uomo di cultura e, soprattutto, viaggiatore. Rivolgendosi in particolare agli studenti della scuola media presenti alla cerimonia, ha sottolineato come Beltrami possa essere apprezzato ancora oggi dalla loro generazione e guardato come un esempio da seguire: la sua viva curiosità, la capacità di affrontare in modo costruttivo i momenti difficili della vita, la volontà di conoscere direttamente realtà e genti profondamente diverse, sono qualità da valorizzare e da prendere come riferimento per costruire una società migliore.

Infine, attraverso immagini, ha mostrato i luoghi del viaggio di Beltrami e, con orgoglio di concittadina, il ricordo che in quegli Stati si ha ancora di lui, ricordo legato all’ampio riconoscimento del valore dei suoi scritti, fra cui il vocabolario Inglese-Sioux. Molto apprezzato l’intervento della relatrice dai numerosi cittadini intervenuti unitamente ad una rappresentanza dei ragazzi e degli insegnanti.

L’opera di Rocchetti ha raccolto l’approvazione ed il plauso degli intervenuti. Il suo ritorno artistico a Filottrano è stato molto apprezzato anche dalle autorità presenti alla cerimonia, sollennizzata dalla presenza del Corpo Bandistico Città di Filottrano

giacomo costantino beltrami> Giacomo Costantino Beltrami, un viaggiatore romantico alle sorgenti del Mississippi

di Claudia Pieroni

Nato a Bergamo nel 1779, nella numerosa famiglia di un doganiere della Serenissima, intraprese studi in ambito linguistico e legale che gli permisero di diventare magistrato e di impegnarsi nella vita politica dell’epoca napoleonica. Vicino agli ideali libertari della rivoluzione francese, partecipò attivamente ai primi moti rivoluzionari in Italia e a quella fase storica che portò al graduale declino delle fazioni aristocratiche a favore di un’emergente classe politica borghese. Il suo impegno come magistrato lo condusse nel 1809 nelle campagne marchigiane dove approdò inizialmente come giudice del Dipartimento del Musone. Personaggio colto ma dal carattere sanguigno, Beltrami fece amicizia con le famiglie più importanti della zona ed in particolare diventò intimo dei conti Spada Lavinj, proprietari di terre e di una sontuosa villa che usavano come residenza estiva. Dai conti egli prese in affitto e poi successivamente rilevò, un grande palazzo al centro storico di Filottrano oggi di proprietà della famiglia Luchetti.

Beltrami trovò nelle campagne intorno a Filottrano terreno fertile, non tanto per il suo operato di giudice, quanto per coltivare le sue passioni. Grazie anche all’esperienza del conte Lavinj molto impegnato in campo agronomico, Beltrami acquistò dei terreni e seguendone l’esempio, si dedicò anche lui ad un’agricoltura di stampo illuminista improntata sull’innovazione e sull’introduzione di nuove culture. Partecipò con una delle 100 quote alla costruzione dello Sferisterio di Macerata (concepito per ospitare il gioco del pallone) e frequentò i salotti di Villa Spada di Montepolesco dove parlando di arte e filosofia, allacciò un’affettuosa amicizia con la moglie del conte Lavinij: Giulia de Medici Spada. Tuttavia l’idillio finì nel 1814, con la caduta del regno Napoleonico ed il ritorno al potere delle classi antiliberali. Beltrami, accusato di cospirazione contro lo Stato Pontificio per i suoi uffici di magistrato, venne prima arrestato e poi tenuto sotto sorveglianza. Egli era stato un personaggio scomodo: era promotore di quegli ideali progressisti che meno di mezzo secolo dopo condussero l’Italia al Risorgimento, era un massone, frequentatore dei salotti culturali fiorentini della contessa d’Albany e durante il suo ufficio di giudice aveva acquistato illecitamente terreni appartenenti allo Stato Pontificio.

Questa situazione precaria unita alla sua innata voglia di viaggiare lo spinsero nel 1821 a lasciare temporaneamente l’Italia. Beltrami partì con l’animo tormentato da dispiaceri e con sé portò anche il lutto della sua cara amica Giulia Spada scomparsa per un male oscuro a soli trentanove anni. Beltrami dapprima si diresse in Francia, Paesi Bassi ed Inghilterra raccontando nel suo diario di viaggio scorci di un’Europa alle prese con importanti cambiamenti socio-economici e che rispetto all’Italia sperimentavano forme di governo più moderne. Incontrò e frequentò importanti personalità del tempo quali: il celebre poeta romantico inglese Lord Byron e Renè de Chateaubriand. Nel 1822 Beltrami si imbarcò per l’America che a quei tempi era ancora agli albori della sua giovane democrazia costituzionale ed allo stesso tempo un gigantesco laboratorio dove si stavano sperimentando le teorie sociali dei celebri filosofi illuministi.

La nazione americana lo accolse tra foreste primordiali e neonati centri abitati che lo sorpresero per efficienza ed integrazione con l’ambiente naturale circostante. Dopo aver visitato Philadelphia, le altre città della costa est e stretto la mano niente meno che al presidente degli Stati Uniti James Monroe,Beltrami si diresse verso St Louis a quei tempi linea di demarcazione tra l’est civilizzato e la frontiera del Far West. Rapito dal fascino di quei territori decise di avventurarsi insieme al celebre generale Clark, Lawerence Tagliaferro ed altri ufficiali americani, nella parte alta del corso del Mississippi. Aggregandosi a queste personalità prese parte ad una pionieristica spedizione su uno dei primi battelli a vapore che tentavano di risalire il fiume ed ebbe un primo contatto con le popolazioni indiane che ancora vivevano in quei territori. Beltrami si stabilì a Fort St Anthony, linea di demarcazione tra la frontiera ed i territori abitati dai selvaggi, passando molto tempo a studiarne la lingua, le abitudini e collezionandone manufatti. Partecipò come viaggiatore a delle spedizioni del governo americano a nord del forte nei territori dei Sioux finché decise di avventurarsi da solo in compagnia solamente di due indiani per perseguire l’ambizioso progetto di scoprire le sorgenti del Mississippi.

Più tardi, in luglio, dopo tre mesi di navigazione, la tensione crebbe tra i tre compagni di viaggio, tanto che in agosto questi si separarono. Beltrami si spinse da solo quindi fin nei territori Sioux e Chippewa, dove in pochi avevano osato arrivare. Si avvicinò progressivamente a queste popolazioni e grazie alla sua indole curiosa e pacifica, instaurò con essi un rapporto di reciproca stima. Nell’animo di Beltrami crebbe sempre più un grande attaccamento nei confronti della cultura e della società dei nativi americani tanto che pubblicò un dizionario “inglese-sioux” e raccolse una cospicua documentazione inerente gli indiani d’America pochi anni prima che questi venissero spodestati per sempre delle loro terre. (Si tratta del primo dizionario del genere, ancora oggi usato e ristampato dalla Lakota Books).

I racconti dettagliati dei suoi viaggi sono fruibili ne: “La decouverte des sources du Mississippi e de la Rivière sanglante”, testo compilato prima in francese poi rielaborato in inglese e che solo dopo il 1960 venne tradotto in italiano. Beltrami fu uno dei primi a dare la giusta considerazione a queste tribù, fino ad allora descritte in modo piuttosto offensivo ed inesatto dalla letteratura del tempo, tanto che si dice sia stato d’ispirazione per i romanzi di James Fenimore Cooper, precursore americano del genere western, divenuto poi successo cinematografico con L’ultimo dei Mohicani. Il suo viaggio lo spinse sempre più a nord ai confini con il Canada fino a raggiungere la regione del Red Lake. Qui il 31 agosto 1823, fece la scoperta di un altro lago, che chiamò lago Giulia , in onore della sua amica Giulia Spada e che ritenne fosse la sorgente più a nord del Mississippi.

Beltrami forte di questa presunta conquista intraprese la via del ritorno. Accompagnato da un folto gruppo di Sioux giunse prima a Fort Anthony per poi recarsi a New Orleans nel dicembre dello stesso anno. In quella città egli cominciò a scrivere un resoconto del suo viaggio, che fu pubblicato qualche mese più tardi. La sua versione del viaggio venne però ritenuta troppo fantasiosa, tanto da farla passare in secondo piano rispetto al racconto di H.Long, suo ex compagno di viaggio e capo della spedizione del governo a cui si era aggregato. Le sue avventure sono completate da viaggi in Messico, (dove collezionò oggetti Aztechi, classificò piante e animali ed osservò il sistema politico di quell’area) ad Haiti e Santo Domingo e dal coinvolgimento nelle rivoluzioni di Parigi (1830) e di Roma (1848).

Per il suo impegno, venne onorato e premiato da prestigiose società storiche e geografiche europee del tempo ricevendo gli elogi anche da Thomas Jefferson, mentre alcune personalità illustri tra cui Renè Chateubriand fecero uso dei suoi resoconti di viaggio senza conferirgli le giuste citazioni di merito. Oggi i reperti a testimonianza delle sue avventure, sono conservati nel museo di Calgary in Canada, nel museo a lui dedicato a Filottrano, dove si ritirò e morì nel 1855 e nel museo di storia naturale di Bergamo, che gli ha dedicato un’apposita area in occasione del suo 150° anniversario della morte. Tuttavia Beltrami è ricordato soprattutto in America nel Minnesota dove per il suo coraggio di esploratore e per la sua umanità, viene annoverato tra i personaggi più celebri della frontiera del nord ovest. Qui le terre attraversate dal suo passaggio solitario e pacifico in compagnia degli indiani, portano oggi in suo onore il nome di Beltrami County.

busto beltrami carancini rocchetti filottrano> Nazareno Rocchetti

di Isidoro Carancini

Nazareno a me era noto per la sua professione di massaggiatore atletico di grande livello. Ha partecipato a varie olimpiadi con successo dei suoi atleti come Pietro Mennea, oro nei 200 alle Olimpiadi di Monaco del ’72, Sara Simeoni, argento nel salto in alto alle Olimpiadi di Montreal del ’76 e oro nella stessa specialità alle Olimpiadi di Mosca dell’ ’80, Gabriella Dorio, oro nei 1500 alle Olimpiadi di Los Angeles dell’84 e Gelindo Bordin, oro nella marcia dei 50 Km alle Olimpiadi di Seul dell’88. Ho voluto citare i grandi successi olimpici senza dimenticare che è stato il massaggiatore sia della Vezzali che della Trillini e di tanti altri atleti.

Così da grande conoscitore delle masse muscolari ha trasferito la sua manualità nella manipolazione dell’argilla ottenendo risultati eccellenti e ricevendo ampi riconoscimenti. “PENSA, AGISCE, SCOLPISCE E DIPINGE CON UNA VITALITA’ CHE ASSOMIGLIA A QUELLA DI UN CICLONE” così lo definisce il critico d’arte Armando Ginesi. Effettivamente lavora con una intensità ed impegno straordinari. La sua attività scultorea si esprime con il legno, la pietra, il bronzo, il granito in un crescendo costante nella manipolazione di materiali sempre più duri. Salendo a Cingoli avevo ammirato una grande mano di pietra e ne ero rimasto affascinato, ma il “Cristo delle Marche”, sulla spianata di Avenale di Cingoli, in granito nero dell’Africa, rappresenta la consacrazione di Nazareno a scultore di grande qualità. Delle sue opere voglio ricordare ”La donna e la mela “, in legno; “La Cicala e la Formica”, in pietra e bronzo, collocata a Pievetorina, in occasione della manifestazione “Fabulando”. Ma il nostro artista è anche pittore e lavora con un tecnica particolare, definita “oleo por combustion del pigmento” acquisita ed ereditata dall’inventore di tale tecnica, lo spagnolo Josè Guevara. La tecnica consiste nel bruciare la materia pittorica preventivamente trattata e dalla combustione scaturiscono, in parte per caso in parte guidata dall’artista che riesce a guidare il percorso della fiamma, immagini di rara suggestione.

L’opera, che abbiamo inaugurato e che rappresenta il volto fiero di Beltrami esploratore, è stato tratto dal quadro di Enrico Scuri, opera del 1860 e che ha sede presso l’Accademia Carrara di Bergamo. E’ posto su un promontorio da cui sgorga un rigagnolo che vuole rappresentare le sorgenti del Mississipì. Devo chiedere scusa a Nazareno perché ha dovuto fare il lavoro due volte; infatti una prima volta gli ho dato l’immagine di Beltrami giudice, ma sinceramente non era piaciuta a nessuno, non per il suo lavoro quanto per la bruttezza della immagine stessa. Con questo lavoro finalmente Nazareno si fa vedere nelle sua Filottrano, ma certamente non finisce qui. Ci rivediamo a Cantalupo. Grazie Nazareno.





> 29 maggio 2011

il cristo e il lupo filottrano rocchettiCANTALUPO IERI CANTALUPO OGGI

Inaugurazione dell'opera "Cristo e il lupo"

LA PREGHIERA DI CANTALUPO
Noi, Signore,
Tuoi figli e amici di ieri e di oggi,
siamo riuniti davanti a Te
e Ti preghiamo
perché Tu volga il Tuo sguardo
su questo luogo caro a tutti noi.
Il simbolo del Tuo sacrificio
che abbiamo voluto collocare
all’incrocio delle nostre strade
vuole significare
la nostra devozione a Te.
Signore, proteggi le nostre famiglie,
i nostri figli, i nostri nipoti,
i nostri campi e le nostre case,
il nostro lavoro e la nostra vita,
il nostro presente e il nostro futuro
e tutta questa terra rappresentata da:
Cantalupo, Cardinale, Carpineto,
Cimignano, Fontana, Saltregna,
San Marino, Storaco e Cervidone.
Signore, da chi andremo?
Solo Tu hai parole di vita eterna.

Pubblichiamo qui di seguito il discorso pronunciato da Isidoro Carancini in occasione della giornata “Cantalupo ieri Cantalupo oggi” del 29 maggio 2011, da lui organizzata con la collaborazione del comitato che viene indicato a parte. I suoi ricordi coinvolgono molti di coloro che sono convenuti anche da molto lontano ed esprimono il significato della manifestazione che si è aperta con la S. Messa ed è proseguita con l’inaugurazione del “Cristo e il lupo”, opera di Nazareno Rocchetti, e si è conclusa con il pranzo, con la partecipazione di gruppi folkloristici e un gruppo rock che rappresentavano, i primi quelli di ieri e il secondo quelli di oggi.

Un abbraccio forte a tutti voi! Vi ringrazio per essere intervenuticosì numerosi alla nostra festa! Sono veramente commosso nel constatare come il mio amore per Cantalupo sia così largamente condiviso! E’ passato tanto tempo ma il nostro legame con il luogo dove siamo nati e siamo vissuti è sempre molto forte. Questa giornata è per me una grande gioia per aver potuto incontrare tutti voi, quelli di ieri e quelli di oggi. L’invito per questa giornata è stato inviato a molti di quelli di ieri, certamente non a tutti anche se sono certo che la comunicazione è stata da voi trasmessa anche a chi io non ho potuto raggiungere. Sono stati invitati inoltre tutte le famiglie che attualmente abitano a Cantalupo, San Marino, Cardinale, Carpineto, Fontana, Cimignano, Saltregna Alta, Saltregna Bassa, Storaco e un po’ anche Cervidone. Effettivamente tutta questa Comunità rappresenta la vecchia Parrocchia di Storaco, idealmente e spiritualmente legata alla antica Chiesa di Storaco, oggi così lontana per le condizioni di grande disfacimento in cui si trova.

il cristo e il lupo filottrano circolo culturale l'incontroLa Chiesa di Cantalupo, oggi è e deve essere il riferimento certo di tutta la gente di questi luoghi. Nel ricordo di Don Marino Roccetti , il parroco di tutti noi, quelli di ieri, e, alla presenza di Don Luigi Pesaresi, il parroco di quelli di oggi, noi tutti, quelli di ieri e quelli di oggi, abbiamo inteso suggellare questo incontro con l’inaugurazione di una grande opera di Nazareno Rocchetti, che saluto e ringrazio anzitutto per aver realizzato un mio preciso desiderio, restituire a Cantalupo quella Croce che era sempre stata in quel luogo e restituirla con un forte significato di unità tra quelli di ieri e quelli di oggi : IL CRISTO E IL LUPO. Il lupo vuole rappresentare la Cantalupo di tutti noi e quest’opera starà lì a significare, in un tempo in cui molti vogliono far sparire il simbolo della Cristianità, la nostra devozione a Lui e chiederne la sua protezione.

Un saluto cordiale a tutti voi e a quelli che non hanno potuto intervenire. Consentitemi di ricordare che questa parrocchia di Storaco ha dato alla Chiesa due sacerdoti, Don Giuseppe Angeletti, già parroco di San Ignazio e quindi di Offagna e Don Candido Petraccini, già parroco di San Marco e poi del Duomo ad Osimo ed ora malato, a Tornazzano. Desidero salutare e ringraziare le autorità che hanno voluto onorare questo nostro incontro: anzitutto l’Arcivescovo il cristo e il lupo filottrano virili giancarli ginesiMenichelli che arriverà nel primo pomeriggio per portarci il suo saluto e la sua benedizione, Padre Ferdinando Campana, provinciale dei Frati Minori, il sindaco Francesco Coppari, il senatore Filippo Saltamartini, sindaco di Cingoli, i consiglieri regionali Dino Latini e Enzo Giancarli che ci portano il saluto della Regione Marche e del Presidente Gianmario Spacca, Carla Virili, assessore alla viabilità della Provincia di Ancona che ci porta il saluto del Presidente Patrizia Casagrande Esposito, Ivana Ballante, vice sindaco di Filottrano. Ma un ringraziamento particolare e caloroso va al Prof. Armando Ginesi, l’uomo dei cinquant’anni attorno all’arte, Console Onorario della Federazione Russa al quale mi lega una antica amicizia legata ad importanti iniziative culturali ed artistiche di tanto tempo fa e a Terenzio Montesi, già giornalista Rai conoscitore e profondo studioso della cultura di ogni angolo delle Marche.

il cristo e il lupo filottrano nazareno rocchettiDesidero salutare e ringraziare gli amici di ieri come Fausto e Gianfranco Fioretti, Tommaso Fioretti, Adolfo e Olimpio Zitti, vecchia guardia di Cantalupo oggi grandi imprenditori di successo a Castelfidardo e Loreto e gli amici di oggi come Silvano Branchesi, Sergio Baleani, gli imprenditori locali di successo, i F.lli Stefani e Giorgio Brunori che hanno svolto un grosso impegno di lavoro nella preparazione della base del monumento, i F.lli Massera, la Banca di Credito Cooperativo, Pietro Pelagagge, Stefano Giachè, Pacifico Stortoni e il Circolo Culturale L’Incontro che hanno permesso, con il loro contributo, la realizzazione dell’opera “Il CRISTO e il LUPO”.

Un particolare ringraziamento al nostro Nazareno che si è sobbarcato un lavoro immenso anche in lavori che vanno ben al di là dell’opera artistica. Nazareno ha dimostrato di essere non solo un grande artista ma un vero amico mio personale, del Circolo L’Incontro e di tutta Cantalupo. Grazie Nazareno!

Ma un caloroso ringraziamento va rivolto a tutti coloro che hanno collaborato alla preparazione di questa giornata, il Comitato di Cantalupo guidato da Giorgio Baleani, gli amici del Circolo L’Incontro, Emanuele Massera e tutti i ragazzi che si sono prestati e si prestano per la migliore riuscita della nostra festa. Grazie al fattore Angelo Lancioni e alla proprietà Serlupi per la disponibilità a utilizzare lo spazio in cui abbiamo collocato il monumento e Stefano Vitali per il determinante contributo nella preparazione di questo spazio. Ringrazio Don Luigi per la disponibilità e la pazienza, la Protezione Civile, i vigili Urbani ed i Carabinieri per il servizio reso in questa importante giornata.

il cristo e il lupo filottrano cantalupo pubblicoIo sono nato qui quasi ottant’anni fa, ho vissuto qui la mia infanzia, ma presto me ne sono andato altrove. Il mio cuore tuttavia è rimasto sempre qui. Tanti sono i ricordi. Ho frequentato le prime classi elementari a San Marino: andavo a scuola con Gino Albanesi, Armando e Piè de Marinello (Piccini), Mariola e Olivo Chiariotti, Gina, Primetto e Marisa Moscoloni, Paesani Odoacre e Oscar, Giuseppe Carbonari, Mario Giachè. La scuola era una pluriclasse e la maestra era di Ancona e si chiamava Patrignani. Il ricordo più vivo di quel periodo è la brutta figura che ho fatto in prima elementare quando a una recita per la quale la maestra mi aveva preparato, alla presenza di alunni e familiari, dopo aver fatto il saluto fascista d’obbligo a quei tempi, sono scoppiato a piangere per l’emozione, abbandonando così la mia prima apparizione in pubblico. L’altro episodio è avvenuto lungo la strada, all’altezza di Simonetti (Simonetti Rita). Un uomo robusto, in bicicletta, si scontra con un cavallo, testa contro testa; abbiamo assistito alla morte del cavallo sul prato di Simonetti; la testa dura era di “Antì de’u ficà”.

Per la quarta elementare, invece, si doveva andare a Filottrano e vi andavo con una piccola bicicletta che mio padre aveva acquistato da Bertillo a Cervidone. In bicicletta eravamo in tre, io, Onesto Tantucci e Vittorio Cesari. La maestra era Silvietta. Quando c’era la neve si andava a piedi. Per noi piccoli di Cantalupo bassa, andare sulla croce era un’avventura, avevamo un certo timore anche se, di giorno, a primavera, nello spazio sottostante a dove abbiamo collocato il Cristo c’era un campo di grandi alberi di ciliegie, dove ci arrampicavamo e ne mangiavamo a sazietà finché Pietro de ‘u Gobbo non ci urlava di andarcene. I miei compagni di gioco erano Sandro e Ivano Sacchi (Beccarì), Marino Bruni (Frifrì) e anche Vincenzo Palazzini (Cerquetella), Primo e Gina Moscoloni, Mario Giacchè (Rumagnolo) e soprattutto mio fratello Franco, noi eravamo inseparabili, quasi come gemelli anche se aveva 20 mesi meno di me.

il cristo e il lupo filottrano targaHo voluto raccontarvi alcuni episodi personali per ricollegarci in qualche modo al passato ma voglio anche precisarvi come era strutturata Cantalupo a quei tempi. Era una piccola borgata di poche case, costruite su tanti lotti di circa tremila metri; la vita era basata sul raccolto di quei piccoli campi, sull’allevamento del maiale, di polli e conigli. Voglio ricordare le case di allora cominciando dal basso: Palazzini Emilio (Cerquetella), Sacchi Gino (Beccarì), Bruni Agostino (Frifrì), Carancini Giovanni (zio Nannì), Spinsanti Silvia, Pellegrini Giovanna, Carancini Morresi Annunziata (nonna), Carancini Maria (zia Marì), Coppari Giovanni, Bruni Annunziata (Nuna), Moscoloni Angelo, Moscoloni Alfredo, Gobbi Amelia, Simonetti Enrica, Giacchè Nazzareno, Simonetti Bruno e Palmina, Luzi Pacifico, Luzi Gino, Pediconi Zoito , Spinsanti Gina, Spinsanti Italo, Pediconi Enrico e Isè. Questo il nucleo dei casettari degli anni ’40. Tutto intorno le grandi famiglie contadine: Fioretti, Zitti, Gobbi, Meschini, Tittarelli, Albanesi, Brunori, Piccini, Storani, Angeletti, Sdrubolini, Santinelli, Gennaro, Bianchi, Chiariotti, Cappella. Certamente ho dimenticato molti e me ne scuso.

Tuttavia io, a differenza di molti di voi, sono tornato a Cantalupo, dove ho trovato la mia Letizia con cui sono sposato da cinquant’anni e dove anche oggi risiedono persone della mia famiglia. E sono tornato anche a Filottrano, impegnato in amministrazione comunale e in tale veste credo di aver contribuito allo sviluppo di questa nostra Cantalupo. A tale proposito desidero ricordare Gino Maurizi di Ancona che ci fece la donazione della terra su cui sono state costruite la Scuola e la Chiesa. La Cantalupo di oggi è una frazione giovane piena di vita ed iniziative; tutti sono impegnati nel contribuire alla migliore riuscita delle feste locali, tra le quali brilla “La festa delle noci”, ereditata anche questa da Storaco. In questi giorni tutti noi abbiamo seguito e sofferto per Michele Scarponi, grande campione di ciclismo, che ha dato e dà grande risalto a Cantalupo e a Filottrano; lo chiamano “L’aquila di Cantalupo”. Oggi, giornata conclusiva del Giro, siamo ancora in trepidazione per il risultato finale. Forza Michele, siamo tutti con te.

il cristo e il lupo filottrano madonna di storacoAbbiamo il Campione, abbiamo questa grande opera di Nazareno, ma mancano ancora due cose a Cantalupo, il Campanile della Chiesa e la “Madonna di Storaco”. Per quanto riguarda il Campanile era un mio impegno provvedervi e spero di riuscirci il prima possibile. Ma la campana? C’è la Campana? La Madonna di Storaco invece appartiene a questa comunità e Don Luigi mi perdonerà, ma lui è parroco di S. Ignazio e di Storaco e non può farci questo torto. La Madonna è anche la Madonna di tutti noi, quelli di ieri e quelli di oggi. Ripeto, Cantalupo è divenuto il centro di questa Comunità che faceva capo a Storaco. I nostri affetti più antichi sono legati a questa Madonnina e vogliamo sperare che questi sentimenti meritino il rispetto dell’autorità religiosa. Cantalupo non è S. Ignazio, Don Luigi, e noi tutti siamo impegnati a realizzare un adeguato contenitore per preservarla da ogni rischio, ma la Madonna di Storaco deve stare qui, a Cantalupo.

Il Cristo che abbiamo collocato qui è il simbolo della nostra unità, tra quelli di ieri e quelli di oggi. L’impegno per questa realizzazione ha un solo grande significato, l’amore per questa terra in cui siamo nati; ogni altra interpretazione e maldicenza non ha senso; tutti noi, comprese le autorità presenti, vogliamo dare a questa giornata un chiaro segnale di fraternità ed amore, nello spirito del Congresso eucaristico nazionale. Le braccia aperte del Cristo sofferente abbracciano tutta Cantalupo e il territorio della vecchia Parrocchia di Storaco. Molti verranno qui per ammirare l’opera di Nazareno; sono certo che sarà un motivo di orgoglio per tutta Cantalupo. Conservate bene questo angolo, che deve restare come segno indelebile del nostro attaccamento a questa nostra terra.

Concludo con un solo rammarico, non aver organizzato una giornata come questa molti anni fa! Saremmo stati molti di più e con meno tristezza di oggi per quelli che, amici e parenti, ci hanno lasciato. Ci rivedremo ancora? Vi abbraccio ancora tutti con affetto.

> COMITATO ORGANIZZATORE > Isidoro Carancini, Giorgio Baleani, Don Luigi Pesaresi, Emanuele Massera, Sandro Tittarelli, Luigi Meschini, Lilio Carancini, Emilio Sopranzetti, Giuseppe Tarabelli, Juri Barboni, Maurizio Giachè, Marco Tittarelli, Mirco Meschini, Fabio Luccioni, Elisa Bottegoni, Matteo Paesani, Brenda Ruben, Mauro Sopranzetti, Christian Lillini.

il cristo e il lupo cantalupo filottrano> Il successo della manifestazione ideata e curata da Isidoro Carancini dovrà avere un seguito

di Terenzio Montesi

Sono trascorsi quattro mesi da quel giorno luminoso vissuto da Cantalupo, con un coinvolgimento corale di tantissima gente, che oggi viene spontanea la considerazione dell’importanza dell’avvenimento che allora non siamo stati in grado di misurarne la portata. La decantazione necessaria per una valutazione più obiettiva ci consente oggi di raccontarci le emozioni di allora e una più serena fase di progetto, visto che gli spunti per tante iniziative calano nei pensieri ogni giorno. L’incontro di maggio ha innanzitutto favorito il recupero di un’identità, una raccolta di memorie che, impaginate a dovere, evocano una sorta di orgoglio per il privilegio dell’appartenenza: la frazione di Filottrano, vivace e con buone prospettive di crescita, è uscita da tempo dalla marginalità sociale e culturale in cui era stata relegata da certi pregiudizi dei supponenti benpensanti.

Oggi Cantalupo vuole essere un centro di aggregazione a largo spettro cercando le comunità vicine per procedere insieme. Sulla bandiera c’è un lupo, mansueto quanto si vuole, ma poco disposto a farsi pestare la coda. Sopiti i litigi e cancellati i dissidi, la gente si è ritrovata con la meraviglia di un rapporto insperato, rinviato per molto tempo, per la frenesia del quotidiano tiranno e Cantalupo si è scoperta in un impeto evocativo che ha sorpreso e commosso: si sono riascoltati nomi, cognomi e più spesso soprannomi messi a fuoco da una luce nuova: una risposta ai codici della omologazione adottati ormai da chi vuole la globalizzazione cancellando le realtà storiche che sono i globuli bianchi e rossi della nostra vicenda umana. Il percorso da fare è avvincente.

Il toponimo CANTALUPO ha una misteriosa derivazione, ma una cosa è certa: ha a che fare con un lupo. Una matrice accertata ci porta a confrontarci con altre località italiane che condividono li stesso nome: Cantalupo è ad Alessandria, a Frosinone, a Genova, a Cerro Maggiore (MI), a Bevagna (PG), a Savona, a Casone (CB), nel Sannio (IS), in Sabina (RI), Ligure (AL), Selice (BO) e c’è anche Cantalupa ( TO), in ottemperanza alle pari opportunità. Sarebbe auspicabile che questo elenco possa sollecitare il ghiribizzo di qualche intraprendente in grado di chiamare a raccolta delegazioni di “cantalupesi” sparsi per l’Italia. Cantalupo adunata. La banda e il coro intonano l’inno a Cantalupo. Quando una festa ha un senso che , oggi come oggi, è la medicina ad ogni deviazione. Si attiverà una pro-loco che non  avrà la grettezza dei limiti localistici.

La nostra Cantalupo, una casa lì, una casa là, deve aggregarsi, riunirsi, fare comunità con lo stimolo di un apporto di esperienze, di racconti, di progetti tanto da fondare una entità non solo geografica in modo da cogliere lo spirito che solo può far crescere l’individuo in quanto parte di una comunità. Paesaggio della convivenza costruttiva nella edificazione di una struttura sociale e civile quanto mai necessaria in quest’epoca di annullamenti. Il momento più significativo che ha dato senso e durata alla giornata di maggio a Cantalupo è stato lo scoprimento di una pregevolissima opera scultorea di un poliedrico artista di origini filottranesi, Nazzareno Rocchetti. “ Cristo e il Lupo”, questa la sintesi di un’ampia teoria di suggerimenti che l’opera sa suscitare.

C’era una vecchia croce , su al quadrivio, consumata dal tempo e dall’incuria; oggi si alza su un piedistallo di pietra questo Cristo senza croce che emana un mistico senso di solitudine e con un lupo in vigilanza attiva. Una immagine che presto diventerà cartolina da spedire a tutti i cantalupesi sparsi nel mondo. Un lupo difensore della croce tanto per riscattare le millenarie condanne che lo hanno perseguitato. “ Cristo e il lupo” ha suggerito un’ipotesi persuasiva su un passaggio di S.Francesco d’Assisi nella contrada "….." nel 2010 il Santo, recandosi ad Ancona con frate Egidio, passò per il territorio di Staffolo e, in prossimità del Musone, a ristoro suo e del suo compagno e di tanti futuri assetati , fece scaturire, con la sua preghiera, una sorgente di acqua limpida che tuttora esiste”.

Così recita un passo degli statuti comunali di Staffolo. La congettura di un passaggio di S. Francesco per Cantalupo e Filottrano nel suo viaggio verso Osimo e Ancona partendo dal Musone è ragionevolmente sostenuta. Con il lupo il Santo di Assisi aveva una certa dimestichezza. Recitano le” Fonti Francescane”: del santissimo miracolo che fece Santo Francesco quando convertì il ferocissimo lupo di Gubbio. In questa memoria del Cantalupo day non si è inseguita la cronaca della giornata, ma bisogna nominare almeno una volta Isidoro Carancini, ideatore, promotore e regista dei vari passi della storica giornata.

Poi una parola sull’artista Nazzareno Rocchetti. “Energia pura, fuoco, docile e divampante, benevolo, capriccioso, lento, imprevedibile“. Parole di Neri Marcorè. Nel quotidiano esercizio dell’arte, Rocchetti riesce a coniugare, per istinto, forze apparentemente in antitesi, quando la materia diventa elemento spirituale e il fuoco non divora ma modella, plasma e colora. Bravo e grazie, Nazzareno. Cantalupo day forse avrà un seguito.




 

arcivescovo menichelli rapporto chiesa societa civile> 5 maggio 2010

INCONTRO CON L'ARCIVESCOVO MENICHELLI

Rapporto tra Chiesa e Società civile

di Terenzio Montesi

Con l’intento di affrontare e promuovere i valori cardine della società civile, il nostro Circolo ha rivolto un invito all’Arcivescovo di Ancona- Osimo Mons. Edoardo Menichelli per mettere a fuoco le tematiche che oggi corrono veloci sui grandi mezzi di comunicazione, spesso con accenti contrastanti e distorti tra provocazioni ed ammiccamenti. Il ventaglio di domande presentato voleva toccare i tasti più attuali del dibattito politico ed etico in Italia e nei paesi dove è attiva l’opera della Chiesa Cattolica con l’intenzione di chiarire il rapporto tra la Dottrina e la società civile. Argomenti di scottante attualità che la folta rappresentanza della cittadinanza filottranese attendeva per evitare discussioni fuorvianti e di parte mentre l’autorità del Vescovo avrebbe favorito una disamina ordinata e serena.

La riconosciuta chiarezza di linguaggio di Mons. Menichelli non ha molto concesso a divagazioni e peggio alle strumentalizzazioni. Consapevole del periodo di smarrimento che sta attraversando la società, condizionata dai bombardamenti mediatici che contribuiscono allo scardinamento degli orientamenti storici sostenuti dai valori della matrice cristiana, il Vescovo ha voluto dedicare ogni parola ad un unico tema: la famiglia. Perché la famiglia è la base, il nucleo della società. Andare incontro alle nuove richieste che vengono dai vari componenti con le loro diversificate interpretazioni della realtà è una nuova linea di condotta che richiede metodo e conoscenze.

Il Vescovo non si è sottratto alla serie di quesiti che gli venivano posti dalla platea, sottolineando anzi che spesso non ci sono risposte se non si ricorre all’aiuto della Fede. Ha ricordato i cambiamenti radicali che si stanno verificando all’interno della famiglia e ha fatto riferimento alla disinibita libertà di linguaggio del più piccolo di una famiglia che aveva come ospite proprio l’Arcivescovo. Un interrogativo che si è posto è quello riguardante la formazione del Clero che deve affrontare situazioni nuove e spesso scomode. La Chiesa deve essere vicina ad una società che cambia in maniera vertiginosa. Non è mancato all’appuntamento filottranese l’Assessore regionale alla famiglia Luca Marconi che ha tracciato in breve le linee di progetto con l’adozione di provvedimenti regionali a favore della famiglia sui noti temi eticamente sensibili.

Nel saluto del Sindaco di Filottrano Francesco Coppari e del Presidente del Circolo “L’Incontro“ Luciano Paolucci si è avvertita la necessità di affrontare più spesso i temi di grande attualità, indispensabili per garantire un avvenire sereno e costruttivo per le generazioni che verranno.

> I valori cristiani sono anche i valori della società civile? I nostri interrogativi all'Arcivescovo la sera del 5 maggio al Teatro Torquis

DIVORZIO – ABORTO - CELLULE STAMINALI – PACS-DICO – EUTANASIA - FAMIGLIA sono i temi del contrasto tra i principi e i valori della Chiesa e la cosiddetta laicità dello Stato e sui quali si dibatte il mondo politico, scientifico, associativo.

È GIUSTO CHE LA CHIESA FACCIA PRESSIONE PER IMPORRE CERTE LEGGI E VIETARNE ALTRE? PUÒ ESSERE LA LEGGE ELEMENTO DI FORMAZIONE? NON È PIÙ GIUSTO TENDERE ALLA EDUCAZIONE E FORMAZIONE DELL’INDIVIDUO SUI TEMI ESSENZIALI DELLA VITA?

“Cos’è la vita? Chi è l’uomo? Quali sono le sue prospettive? C’è il problema della morte, c’è il problema dell’aldilà; questi grossi interrogativi che bisognerebbe ripresentare non… per mettere paura alla gente di andare all’inferno come facevano i predicatori di una volta… ma per far vedere che l’antropologia cristiana appaga le ansie, i desideri, le istanze più profonde dell’uomo”. L’uomo è libero di fare le sue scelte; ciascuno, nella propria libertà, valorizzerà o rifiuterà il messaggio cristiano. Imporre certe impostazioni che non rispondono alla complessa realtà odierna non si rischia che facciano solo danni? Confrontarsi con la realtà odierna con grande rispetto, grande attenzione e… grande umiltà, non sarebbe più produttivo per portare il messaggio cristiano?

EUTANASIA-VALORE DELLA VITA.

In casi estremi, come per Eluana Englaro e Piergiorgio Welby, è giusta e corretta la difesa della vita anche se, come nel primo caso, si vive in stato vegetativo da molti anni o si è, come nel secondo caso, in un lunga ed estenuante sofferenza da decenni?

L’EUTANASIA E’ SEMPRE DA ESCLUDERSI? NON VI POSSONO ESSERE CASI LIMITE DI AMMISSIBILITA’ ANCHE PER LA CHIESA?

“Il mio sogno, la mia volontà, la mia richiesta, he voglio porre in ogni sede, a partire da quelle politiche e giudiziarie, è oggi nella mia mente più chiaro e preciso che mai: poter ottenere l’eutanasia. Vorrei che ai cittadini italiani sia data la stessa opportunità che è concessa ai cittadini svizzeri, belgi, olandesi”. Così Piergiorgio Welby esprime il suo appello al Presidente Napolitano. PIERGIORGIO WELBY è nato nel 1945. A 16 anni gli diagnosticano la DISTROFIA MUSCOLARE. Allora si sapeva poco della malattia, poi i medici cominciano a capirne di più. La sua è una distrofia facio-scapolo-omerale; aggredisce viso, collo, cingoli. Muore il 20 dicembre 2006 per EUTANASIA, dopo una vita lunga piena di sofferenza. In questo tempo è divenuto grande sostenitore e promotore dell’EUTANASIA. Alla sua morte, è stato rifiutato il rito religioso e al riguardo ci sono state polemiche. Così si è espresso il cardinale RUINI: “Io spero che Dio abbia accolto Welby per sempre, ma concedere il funerale religioso sarebbe stato come dire che il suicidio è ammesso. La Chiesa - spiega - autorizza funerali religiosi per i suicidi immaginando che si siano tolti la vita in un momento di turbamento, senza essere padroni di sé.

LA SOCIETA’ HA SUBITO MUTAMENTI INCREDIBILI IN QUESTI ULTIMI DECENNI - LA FAMIGLIA TRADIZIONALE NON E’ PIU’ UN VALORE ASSOLUTO. LE COPPIE DI FATTO,ANCHE DELLO STESSO SESSO, SONO ORMAI NUMEROSE E NON RAPPRESENTANO PIU’ UNO SCANDALO NELLA SOCIETA’ CIVILE. QUESTO ANCHE PER I CRISTIANI CHE IN GRAN NUMERO VIVONO QUESTE SITUAZIONI IN CONTRASTO CON I PRINCIPI RELIGIOSI. LA CHIESA,PUR NELLA DIFESA DEL VALORE FONDAMENTALE DEL MATRIMONIO, COME PUO’ RISPONDERE, IN TERMINI MODERNI, A TUTTE LE PROBLEMATICHE CHE STANNO MODIFICANDO LA VITA DEGLI ITALIANI?

C’è una crisi dell’Istituto familiare, La Famiglia tuttavia resta il primo strumento della società; il futuro stesso della società,il futuro stesso dell’umanità è legato alla famiglia. Ci sono istanze socio-politiche attuali che chiedono siano assicurate altre forme di convivenza, come i cosiddetti DICO (diritti dei conviventi) o PACS (patto civile di solidarietà). Questo per chi non si ritiene obbligato al rispetto dei valori cristiani, ma per i cattolici e le famiglie cattoliche,qual è la risposta della Chiesa?

COME PENSA DI RISOLVERE IL PROBLEMA DEI CATTOLICI SEPARATI CHE SI SONO COSTRUITI UNA NUOVA FAMIGLIA?

E per coloro che si uniscono, senza matrimonio ma che hanno figli e conducono una normale vita familiare? Non c’è famiglia di cattolici che non abbia nel proprio seno o nell’ambito della parentela un caso di convivenza senza matrimonio.

NEGANDO LA COMUNIONE ED OGNI ALTRA FORMA DI PARTECIPAZIONE ALLA VITA RELIGIOSA, SI PUÒ COSTRUIRE UN DIALOGO PER IL SUPERAMENTO DELLE DIFFICOLTÀ IN CUI SI DIBATTE OGGI LA FAMIGLIA?

Il divorzio è certamente la soluzione di comodo quando si verificano insanabili contrasti nel rapporto di coppia; una forma di egoismo che guarda esclusivamente al proprio interesse personale e non al dovere e alla responsabilità di genitore.

IL DISAGIO GIOVANILE, COME CONSEGUENZA DELLA CRISI DELLA FAMIGLIA, È SOTTO GLI OCCHI DI TUTTI. COME PUÒ LA FAMIGLIA ITALIANA, IN GRAVE CRISI DI VALORI, RECUPERARE IL RAPPORTO CON I PROPRI FIGLI, SEMPRE PIÙ PROTAGONISTI DELLA CRONACA: BULLISMO - DROGA – ALCOL - SESSO A PAGAMENTO?


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