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[Dicembre 2015]


isidorocarancini_lincontrofilottranoUn Natale senza di lui


di Fabrizio Baleani

Su queste pagine, un tempo, mio nonno trascorreva interi pomeriggi. Studiava gli altri fogli della carta stampata, solidarizzava con le voci meno udibili e più solerti del territorio, incoraggiava nell’Incontro News, un laboratorio di idee per i ragazzi desiderosi d’interpretare, dall’osservatorio della propria città, il circostante. Una piccola testata e la fucina d’iniziative di cui essa era espressione riflettevano l’ambizione di valorizzare non un marchio, un logo, un’insegna attivata dall’ansia d’essere riconosciuti, ma l’abitudine all’intelligenza e al confronto di chi aspiri a riconoscersi e a divenire, costantemente, parte dinamica e critica della vita pubblica. Dapprincipio, l’azzardo si guadagnò l’ostilità di impauriti poteri locali e l’avversione preconcetta di maîtres à penser da cortile che ignoravano mostre o rassegne teatrali di respiro nazionale perché allergici a ogni forma di conoscenza non confinabile nel minuscolo recinto dei loro stereotipi. Eppure la sfida fu vinta. Centinaia d’eventi, dibattiti, convegni, conferenze, concerti. Una delle più accoglienti ed importanti esperienze aggregative nella storia di questo comune. Acuti organizzatori culturali tenuti a battesimo dall’ospitalità del Circolo l’Incontro.

La carne e lo spirito di questa e d’altre imprese hanno un nome: Isidoro Carancini. È superfluo spiegare quanto manchi a chiunque l’abbia conosciuto. Le malinconie consolate, le tenerezze donate, i consigli lasciati a ciascuno di noi familiari sono eredità inestimabili, bagliori che tengono ancora per un po’ al riparo la nostra coscienza, attenuando il buio gelido della perdita. E, mentre scrivo, eludo la commozione, lottando contro una triste ammissione: non c’è più. Quel che rimane è il suo esempio. La tenace originalità (ché originale non significa abbigliarsi da eccentrico professionale, fumando, con affettata distrazione, in una metropoli alla moda, bensì, semplicemente, tornare alle origini, a un principio, a un significato che ci corrisponda pienamente), di chi ha saputo vivere rimanendo sempre fedele a sé stesso.

Questa fedeltà è stata la sua indomabile e vitale autenticità, miracolo tangibile e controtendenza, in un’epoca che appare ogni giorno più liquida, incomprensibile e senza scopo. Intima natura di una persona fuori dagli schemi, capace d’inventarsi la sua storia senza tradirne le ragioni più profonde e continuando ad abitare il legame con le proprie radici. Ricordarlo non è semplice. L’ipotesi di raccogliere i pensieri e incoraggiare un tentativo che si rannicchia tra le emozioni, come un animale in fuga, appare inutile e necessario al contempo. È vano, perché la sua vicenda non si può rinchiudere nell’angusta prigionia d’una manciata di battute. E il suo profilo d’uomo ricco di sfumature, non è materia riducibile in sintesi semplificatorie.

Come si fa a spiegare la necessità originaria e limpida di comprensione del prossimo, l’ascolto paziente e partecipe che superava ogni stupida retorica della partecipazione, la lucidità di ragionamenti cristallini, senz’ombra di cerebralismo, capaci, sempre, di cogliere l’essenziale, uno stupore bambino, metafora viva della sua immensa passione per un’esistenza di cui sapeva attraversare le infinite complessità con una tenerezza impareggiabile o la sensibilità con cui intuiva ogni scintilla di senso diffidando, giustamente, delle verità contraffatte? Nonostante la gragnuola di domande sembri preludere a una rinuncia, si può forse provare ad abbracciare un itinerario biografico così ampio e, a suo modo, avventuroso.

E si può affermare che in un tempo nel quale virtù apparenti si svendono in serie e si sprecano lodi per ogni esercizio di cinismo imbecille e distruttore, Isidoro Carancini è stato un vero rivoluzionario costruttore. Occorre esserlo, infatti, per mettere a punto le linee portanti di interi settori di un paese come Filottrano, dall’Urbanistica, ai Servizi sociali, passando per l’Istruzione, per illuminarsi d’una passione civile autentica, gratuita e coraggiosa, per inventarsi giornali, per spendersi combattivamente e operosamente in attività culturali vivaci, feconde, contagianti. Per accogliere creatività ed energie giovanili ed offrir loro, grazie a una generosità straripante, spazi ancora oggi ricordati come isole di libertà non eguagliate da chi forse potrebbe (e dovrebbe), avendone i mezzi, proseguire un’opera di cui s’avverte, pesantemente, l’assenza. Lo è stato, perché ha saputo dare e darsi senza pretendere mai restituzioni. Perché ha superato, in entusiasmo, ingegno, intuizione e capacità di visione, tutti i borghesucci d’ogni risma ideologica, che, mentre lui agiva, gareggiavano a compiacersi nel gioco d’assegnare, superbamente, le parti del progresso e della conservazione e prenotarsi un giro nell’autoreferenziale mercato del consenso. Perché la sua incantevole semplicità d’animo unita a un’idea di comunità che, con la sua scomparsa, è assai più debole, è stata una personale forma di poesia, la sua fatica concreta, senza pose né vezzi, nel mondo e per il mondo.

Un’onestà adorabile e corsara che non tollerava i sistemi immodificabili e cercava, costantemente, una soluzione, una ragione utile a consentire, a ciascuno, d’esprimersi in una società di uomini liberi. Le sue aspirazioni ideali non evaporavano in fumosi iperurani, non disegnavano perfezioni di cartapesta, confezioni di pseudo-idee o illusorie maschere di pixel, oggi smerciate da variopinti ribelli d’accatto, ma si nutrivano di un impegno concreto capace di caricarsi in spalla, direttamente, i bisogni reali delle persone. Questo genere d’attivismo s’ancorava a una profonda capacità di sentire con gli altri, di percepire il nucleo di una singolarità da apprezzare dietro la scorza delle convenzioni o l’innesco di pregiudizi da riflesso pavloviano.

Per questo, la tensione a chiarificare l’esistere alla luce del cuore e dell’intelletto era forse un connotato irriducibile e permanente della sua straordinaria vitalità assaporabile anche da chi, come me, l’ha amata e ne ha tratto, contemporaneamente, motivi dialettici preziosi per reggere convinzioni piuttosto stabili sulle proprie gambe. La sua vita è stata un panorama di grazia e gentilezza opposto alle mille varianti del nichilismo odierno. Una distesa d’umanità vasta, ripida, coinvolgente. A pensarla, ancora bruciano le lacrime.

 

[Marzo 2014]


l'incontro news filottrano isidoro caranciniUna primavera di impegno politico


di Isidoro Carancini

Sono giorni di grande impegno quelli che ci porteranno alle elezioni comunali del prossimo 25 maggio! C’è un grande fermento di liste civiche con personaggi che si affacciano per la prima volta all’impegno politico. L’Amministrazione Comunale è il perno della vita cittadina e i progetti, la fantasia e la voglia di fare sono chiaramente espressi nei programmi dei candidati che si presentano per essere scelti a guidare, per i prossimi cinque anni, la cosa pubblica.

Per il cittadino che deve scegliere non sempre è semplice perché l’orientamento è dettato molto spesso da vari fattori come l’appartenenza politica, l’amicizia e anche da qualche interesse personale. Ma credo che, al di sopra di tutto ciò, il cittadino dovrebbe essere mosso dall’amore per la propria città, lasciando la scelta politica alle elezioni nazionali. Scegliere con coscienza significa contribuire fattivamente al miglioramento e alla crescita della propria Città. Tutte le componenti politiche si presentano ormai come “liste civiche” anche se la caratterizzazione politica non può sfuggire agli occhi dell’elettore. Avremo pertanto, da notizie ancora non definitive, le due liste tradizionali una di Centro-destra e l’altra di Centro-sinistra che vedranno in lizza, rispettivamente, il Sindaco uscente, Francesco Coppari e Lauretta Giulioni. Ma la novità, questa volta, è rappresentata dai “grillini“ che dovrebbero presentare una lista guidata da Francesco Casarola.

Il sistema elettorale è sempre lo stesso maggioritario che assegna la vittoria alla lista che abbia ottenuto il maggior numero di voti (anche un solo voto), ma è stata modificata la rappresentanza comunale che sarà composta dal Sindaco e da dieci Consiglieri (sette di maggioranza e tre di minoranza). Pertanto le liste che, con il vecchio sistema, erano composte da venti candidati, saranno ridotte a dieci, sempreché non avvengano ulteriori modificazioni. Anche la Giunta verrà ridotta da cinque a quattro assessori.
Noi ci auguriamo che la campagna elettorale sia aperta al dibattito e all’approfondimento dei problemi della Città, alla conoscenza delle difficoltà del momento attuale e alle strategie per affrontarle e superarle. Auguriamo soprattutto ai candidati di avere idee chiare e sufficiente capacità operativa per non ridurre la funzione amministrativa a semplice rappresentatività.
Auguriamo alla Città di saper scegliere, perché la scelta può rappresentare un ulteriore passo di crescita per un paese vivo ed attivo come Filottrano.

 

[Dicembre 2013]


Un augurio di serenità e fiducia nel momento difficile


di Isidoro Carancini

In questa atmosfera natalizia anche questo anno si avvia alla conclusione lasciando strascichi di incertezza e sofferenza in un Paese che sembra aver smarrito la sua personalità e il suo orgoglio nazionale. Sembra che vada tutto male e, in una interminabile crisi economica che tocca soprattutto il mondo giovanile, non si vedono spiragli di speranza e tanti atti disperati sono la conseguenza di una “politica“ che, ad ogni livello, è sempre più lontana dalla gente e dai suoi problemi. Il motore principale dell’economia è sempre stato la pubblica Amministrazione che con la realizzazione delle opere ha sempre favorito molteplici attività nei vari settori dell’edilizia e dell’indotto strettamente connesso.

Oggi i Comuni italiani, per il famoso “patto di stabilità”, hanno tutti accantonato molto denaro che non possono spendere. Non sono un economista ma è difficile capire come i giovani avranno lavoro e come tanti disoccupati possano trovare una soluzione al loro problema di vita, come tanti artigiani e commercianti potranno sperare di sopravvivere se il mondo del lavoro non riuscirà a trovare un concreto aiuto da chi governa questo Paese. Ma chi lo governa? Un governo di larghe intese o l’Europa? E’ proprio giusta questa totale inamovibile rigidezza? Questa Europa non è più l’Europa dei Comuni  del 1968 quando a Berlino abbiamo sancito l’unità  di intenti  nel superamento delle antiche divisioni e nella consapevolezza che stavamo costruendo un futuro di pace e di prosperità, mentre dobbiamo constatare che il nostro sogno si è trasformato in grande sofferenza nelle mani di burocrati che stanno schiacciando la vita dei cittadini. Quest’anno che si chiude vede prossima la fine della tornata amministrativa comunale e c’è un grande fermento di preparazione alle prossime elezioni comunali, e allora ci si domanda: che tipo di programmi potranno presentare agli elettori  i candidati sindaci della nostra città, in una situazione di stallo che non fa intravvedere a breve una soluzione che permetta una reale ripresa economica?

Per il nostro Circolo quest’anno l’abbiamo vissuto senza la nostra sede originaria dove i giovani, in gran numero, avevano trovato un interessante punto di ritrovo e socializzazione. Grazie ai nostri sponsor abbiamo potuto profondere molte energie a questo scopo e siamo fortemente dispiaciuti della conclusione del nostro impegno anche perché  crediamo, come tante altre associazioni della Città, che i giovani meritino ogni attenzione, essi sono il futuro della nostra cittadina.

Oggi abbiamo una nuova sede che,  anche se piccola, ci permette di assolvere ai nostri compiti statutari che ci vedono impegnati in una attività culturale al servizio della città. Così abbiamo dedicato, in aprile, una serata al “15° Stormo dell’Aeronautica Militare“ con il maggiore Pierluigi Ruggeri che ha parlato delle missioni di soccorso sia militari che civili mentre in dicembre  ci siamo occupati della “Grotta Grande del Vento” di Frasassi, scoperta da Maurizio Bolognini del Gruppo speleologico di Ancona e che, nell’incontro molto partecipato ci ha raccontato, insieme al fratello Mauro e con la proiezione di eccezionali immagini, la storia della loro avventura. Di particolare impegno è stata la realizzazione del Campanile della Chiesa di Cantalupo che tuttavia richiede un ulteriore intervento che sarà effettuato nella prima metà del prossimo anno con la sopraelevazione di altri due metri della struttura metallica. L’impegno previsto per il prossimo anno è la pubblicazione di un nuovo libro di Mario Filippi, “Giulia de’ Medici“ che sarà la storia della contessa Spada e di questo antico e nobile casato. Presenteremo questo volume nella cornice della villa stessa all’inizio dell’estate, in una serata dove musica e storia si completeranno per celebrare documenti e valori della nostra Città.

Ho voluto dare un breve cenno delle  nostre iniziative più impegnative confermando la nostra volontà operativa, certo che troveremo la rispondenza e la collaborazione dei cittadini. Nel ringraziare quanti ci sono vicini e ci aiutano anche finanziariamente, voglio augurare uno splendido futuro alla nostra Filottrano e a tutti i filottranesi un Buon Natale nello spirito di Madre Teresa  e che il Nuovo Anno sia portatore di serenità e fiducia soprattutto per i nostri giovani. Auguri  a tutti dal Circolo Culturale L’Incontro.

[Settembre 2013]


campanile cantalupo l'incontro newsIl Campanile a Cantalupo


Impegno mantenuto!

di Mina Giuliodori

Il pomeriggio del 24 agosto, un po’ grigio e un po’ luminoso, richiama a Cantalupo di Filottrano tanti abitanti di questa comunità e della città, e partecipanti provenienti da altri luoghi. L’occasione si dà con l’inaugurazione del campanile eretto in contiguità con la chiesa su una base esistente: una struttura metallica sormontata da una vecchia campana di Storaco recuperata come simbolo, anche se lesionata, la cui funzione sonora è sostituita da un meccanismo elettronico con esecuzione anche manuale. La realizzazione è stata possibile grazie alla tenacia e all’operosità di Isidoro Carancini, Presidente del Circolo culturale L’Incontro, che ha trascinato in questa impresa il Direttivo; tenacia e operosità che si sono dispiegate in un arco di tempo di circa due anni, che l’hanno visto, dopo il primo abbozzo di idea, impegnato a seguire e sviluppare le fasi di progettazione esecuzione ricerca di contributi operativi ed economici. Un’opera fortemente voluta!

All’appuntamento, nello spazio retrostante la chiesa dove è stato allestito un altare all’aperto sulla vallata, tra gli altri convenuti partecipano personalità religiose – il Vicario Arcivescovile don Roberto Peccetti, padre Fausto Guazzati, don Luigi Pesaresi – politiche – il sindaco Francesco Coppari e il vicesindaco Ivana Ballante, l’assessore Nunzio Pasquini – culturali – Mario Filippi, Gianni Santarelli, Lucilla Pavoni, Assunta De Maglie, Nazareno Rocchetti, Massimo Ippoliti – professionali a vario titolo.
La manifestazione ha inizio alle ore 18 con la presentazione di Terenzio Montesi che ricostruisce la storia della chiesa di Cantalupo e i legami con quella che un tempo fu la parrocchia di Storaco. Prende poi la parola il Sindaco, il quale sottolinea l’importanza  simbolica del campanile oltre alla sua valenza storico-culturale, sociale, civile e naturalmente religiosa.

È la volta quindi di Isidoro Carancini che pronuncia un lungo e importante discorso, che merita di essere riportato integralmente.

«Cari amici, i rintocchi delle campane giungono al nostro orecchio come un gradevole suono e rappresentano un saluto affettuoso a tutti voi. Ringrazio l’amico Terenzio Montesi per le belle parole che hanno ricordato la storia di questa nostra contrada e per la sua antica amicizia, saluto Don Roberto Peccetti, Vicario Arcivescovile, per la sua attenta sensibilità nei confronti del nostro terri-torio, il Sindaco Francesco Coppari, il Parroco Don Luigi Pesaresi e i sacerdoti che ci onorano con la loro presenza, un saluto cordiale a tutte le Autorità intervenute, un affettuoso, particolare abbraccio a tutti i Cantalupesi della mia fanciullezza che hanno voluto intervenire anche in questa occasione e un caloroso saluto a tutti gli intervenuti di Cantalupo e dintorni. 

Come vedete ho mantenuto la promessa fatta in occasione dell’inaugurazione del “Cristo e il lupo” il 29 maggio 2011; in tanti ci siamo ritrovati quel giorno, cantalupesi di ieri e di oggi, ma anche oggi siamo in tanti per il completamento di questa Chiesa concepita, iniziata e realizzata tanti anni fa con il contributo di tutti e l’impegno particolare di alcuni che desidero ricordare: i geometri Dino e Paolo Marasca, Giacomo Bertini, Fausto Cecchini, inoltre Franco Scarponi, mio fratello Franco, Massimo Ippoliti, Roberto Centurelli, Antonio Gambini, Don Paolo Paolucci, che attraverso mia cugina Dina ci ha donato le Via Crucis e non posso dimenticare Don Marino Severini che ci è stato sempre molto vicino nella realizzazione dell’opera e Gino Maurizi per averci donato la terra.

Il mio impegno per Cantalupo nasce molto anticamente quando, bambino, vivevo felice in questa terra; la mia sofferenza allora era che eravamo un piccolo borgo che non aveva  neppure un “segnale stradale” e, a quel tempo, un segnale stradale era molto raro, ma per me rappresentava una sofferenza che ho sempre conservato con il desiderio di fare qualcosa. E la vita mi ha concesso questa opportunità. Il mio personale impegno è dettato solo ed esclusivamente dal mio amore per questa terra. L’amore per questo lembo del territorio filottranese ha permeato tutta la mia vita e alcune opere e alcune iniziative da me promosse sono  il segno di questo forte legame. Io amavo fortemente questo  mondo, la mia casa, i campi, la vita dei contadini con tutte le loro attività, anche le strade, così modeste, erano belle perché permettevano a noi ragazzi di scorrazzare in lungo e in largo senza  problemi; ma amavo le persone, le loro famiglie perché tutti loro erano un po’ la mia famiglia, con tutti loro ho vissuto gli anni della fanciullezza, della vivacità e del calore umano che ci resta per sempre nel cuore. Sono passati tanti anni, le persone e i luoghi sono cambiati, ma i miei sentimenti sono restati sempre fortemente legati  a questa terra, a questa gente, la gente della mia Cantalupo. Voi, Cantalupesi di oggi, siete la mia grande famiglia e, anche se non riesco a conoscervi tutti, vi prego di considerarmi uno di voi.

Questo Campanile non è certamente una grande opera e avrà bisogno di qualche ritocco, ma è il completamento di un nostro comune desiderio, di un nostro comune progetto: la Chiesa con il Campanile  e il suono delle campane. Ho sentito dire che a qualcuno “del Campanile non importa niente”, ma il Campanile non ha solo un valore religioso, è anche un valore civico importante e il suono delle campane, che udrete a mezzogiorno e all’Ave Maria, è il simbolo di una comunità che è cresciuta e ha l’orgoglio dell’appartenenza.  L’orgoglio di dire sono di Cantalupo! Ma una comunità che cresce civilmente deve avere anche la consapevolezza del valore religioso di un’opera e ai giovani di Cantalupo, pieni di energia e di gioia di vivere, voglio ricordare che il Signore Gesù sta qui anche per loro e vuole essere sempre vicino a loro nei momenti belli come nei momenti difficili della vita. Quando sentirete il suono caldo della campana, ricorderete tutti, giovani e meno giovani, che il Signore sta qui in mezzo a noi, ricorderete che  il Signore benedice questa nostra terra e io lo ringrazio per avermi fatto strumento della sua opera.

Questa  Chiesa e questo Campanile sostituiscono nei nostri affetti e nei nostri sentimenti, il legame con la Chiesa di Storaco con la sua Madonnina che ha una storia molto antica di grande prestigio, sottolineata dalla presenza di opere pittoriche di grande rilievo come “l’Annunciazione” del Pomarancio, l’“Ascensione” del Presutti, Il “Cristo in Croce con Sant’Eusebio” del pittore fiammingo De Scaichis, il “Battesimo di Cristo” di pittore ignoto e  le preziose Via Crucis del ’700 che ora sono presso la Chiesa di Santo Stefano a Castelfidardo. A Storaco è vissuto e cresciuto un Santo, San Bonfiglio, che è morto a Cingoli ed è ora un co-patrono di quella città. E, di Storaco, non posso non ricordare Don Marino Roccetti, il Parroco di tutti noi, che ha retto la Parrocchia di Storaco dal 1936 fino alla sua definitiva chiusura nel 1985.

Il Campanile è una realizzazione del Circolo Culturale L’Incontro, da me presieduto, con un piccolo contributo della B.C.C. e della Casa della Perfetta Letizia, rappresentata dalla signora Fausta Forconi, e ha visto impegnato Giannetto Galeazzo per la struttura metallica e Sauro Rossi Corinaldi, della De Santis-Corinaldi di Fermo, per il recupero della vecchia Campana e per l’automatismo del suono delle Campane. Ringrazio loro per la qualità del lavoro e quanti hanno collaborato come Maurizio Bugatti, Stefano Vitali, Doriano Lillini, e mio fratello Lilio per l’impegno profuso in tutte le fasi della realizzazione. Un particolare grazie a Fausto Cecchini che ci assiste sempre nei nostri impegni e all’Ing. Paolo Campanelli. Grazie al Comitato di Cantalupo per l’attenta collaborazione prestata e Grazie a tutti coloro che, mi scuso, non  sono riuscito a ricordare.
Ora permettetemi un piccolo, affettuoso richiamo: la Chiesa e il Campanile e l’area circostante, Il Cristo e il lupo e il verde che lo circonda, sono cose vostre, sono cose di questa comunità, perché la Chiesa non è solo Don Luigi, la Chiesa siete voi e queste cose vanno conservate e curate; avevo sperato, per questa occasione, che qualcuno si fosse interessato per dare una ripulita ai banchi della Chiesa con una mano di coppale, ma forse non è stato possibile. Vi prego di scusarmi per questa sollecitazione, ma il richiamo vuole essere solo un invito a collaborare e so che siete tutti generosi; al riguardo voglio ringraziare Pierino Barboni per la cura del verde del Cristo e il Lupo e chiedere a tutti: perché non costituiamo un comitato per la Chiesa? Ha bisogno di tanta manutenzione, io voglio parteciparvi, chi è disposto a farne parte, deve solo farmelo sapere. 

Per concludere, a nome del nostro Circolo, consegno ufficialmente l’opera al nostro Parroco, Don Luigi, che  vorrà onorare me e il Circolo della sua benevolenza ed amicizia.
Credo che questo sarà il mio ultimo regalo a Cantalupo. Don Roberto, ti ringrazio per la tua presenza e l’affetto che hai sempre dimostrato per tutta questa terra filottranese e noi te ne siamo molto grati perché, per noi, tu sei il nostro padre, il nostro vero pa-store, grazie Don Roberto. Viva Cantalupo per sempre».

*  *  *

Un discorso emozionato ed emozionante per il suo contenuto e per il colore della voce del Cantalupese Doc, Isidoro Carancini, che dichiara l’antico e sempre vivo amore per il lembo di terra delle sue origini.
Al significato religioso del campanile è strettamente connessa la celebrazione della messa, officiata da don Roberto Peccetti e padre Fausto Guazzati, come ultimo atto ufficiale dell’inaugurazione.
La serata, per i soci del Circolo L’Incontro e i loro ospiti, si conclude in modo conviviale agli stand gastronomici allestiti presso il Campetto nell’ambito della “Sagra delle Noci”, una festa in svolgimento dal 23 al 25 agosto e di origini antiche, che Cantalupo ha ereditato dalla Parrocchia di Storaco. Amabilità della compagnia che si aggiunge all’emozione, al coinvolgimento, alla solennità dei momenti precedenti.

 

[Giugno 2013]


Anche la Sanità ci ha abbandonato


La storia dei piccoli Ospedali è lunga nel tempo, il vecchio concetto della "Sanità uguale per tutti" è tramontato da un pezzo...

di Isidoro Carancini

Allora questo indirizzo politico aveva consentito di avere nel nostro storico Ospedale e in tutti gli ospedali periferici tutte le specialistiche e tutti i servizi consentendo alla popolazione di godere a casa propria dell’assistenza sanitaria senza doversi sobbarcare lunghi viaggi e il caos attuale della concentrazione sanitaria. Ogni cittadino sa quanto sia difficile oggi, in questa nuova sanità, prenotare un esame specialistico anche in caso di urgenza senza doverlo pagare, diversamente si può attendere non solo mesi, a volte l’attesa può protrarsi anche per oltre due anni.
Ora, siamo a un nuovo capitolo del cosiddetto processo di riordino della sanità; sembra che questa decisione tragga origine più dall’esigenza di risparmiare trenta milioni di euro che dalla volontà politica di migliorare i servizi sul territorio. Così tredici piccoli nosocomi diventano Case della Salute. Ci sono quasi tutti, Cagli, Fossombrone, Sassocorvaro, Sassoferrato, Cingoli, Chiaravalle, Loreto, Recanati, Tolentino, Treia, Matelica, Montegiorgio, e Sant’Elpidio a Mare ma Filottrano non figura tra essi, né poteva figurare data la lunga e lenta evoluzione negativa della Sanità sul territorio regionale.
Queste Case saranno punti di prelievo, avranno l’ampliamento della specialistica ed alcuni saranno anche centri dialisi ed altri disporranno di sale chirurgiche adeguate. Servirà a migliorare i servizi sul territorio tornando un po’ a quelli che erano gli ospedali di zona? Ma i sindacati dicono che non è un progetto serio ma solo il soggetto di un romanzo,“la situazione – sostengono – è gravissima, non è stato preparato il terreno, è una riforma solo sulla carta”. I medici sono in subbuglio , come i sindacati dei lavoratori, che dichiarano di non essere stati mai interpellati.
Per noi l’abbandono non nasce oggi, l’abbandono proviene da una volontà politica che ha sempre basato le sue scelte non sulle esigenze del territorio ma su chiari indirizzi politici che, a un certo punto della storia della nostra sanità, non hanno più tenuto conto dell’organizzazione ospedaliera, basata sull’esperienza dei medici e sulla cultura sanitaria del territorio. Filottrano aveva una sua storica struttura ospedaliera grazie alla generosa disponibilità di alcuni benefattori e, grazie ad essi, disponeva di proprietà, specificamente lasciate per favorirne la gestione e lo sviluppo a favore della popolazione locale.
L’appropriazione da parte della sanità pubblica di questi beni, senza adeguate risposte in servizi, lascia forti dubbi sulla legalità di questa operazione, ma probabilmente, in questi lunghi anni, è mancata qualche azione decisa a salvaguardia degli interessi di Filottrano. La mia è una osservazione che nasce dal passato e forse è fuori tempo, ma questa nuova ristrutturazione ha rinverdito in me certe sofferenze, che certamente non sono solo mie.


[Marzo 2013]


Una questione di dignità


Sarà certamente a conoscenza di tutti che il nostro Circolo dovrà lasciare la sede di Corso del Popolo 22 perché la proprietà ha deciso di recuperarne l'uso...

di Isidoro Carancini

La notizia vi è stata comunicata anche dalla iniziativa dei ragazzi che hanno promosso una sottoscrizione rivolta al Comune di Filottrano per ottenere un aiuto a trovare una soluzione adeguata ai loro bisogni e in continuità all’attuale sede. Riteniamo doveroso pertanto darvi conoscenza completa di come si sono svolti i fatti anche perché il nostro Circolo è frequentato da tanti ragazzi che sono i nostri figli e i nostri nipoti e questa decisione colpisce in maniera molto grave la gran parte delle famiglie filottranesi per le quali il nostro Circolo rappresenta un punto di riferimento sicuro.

Niente da dire ovviamente sul diritto della proprietà di riappropriarsi di questo spazio, ma il modo con cui è stato esercitato ci offende in maniera veramente profonda. La motivazione addotta nell’invitarci a lasciare i locali è legata al disturbo arrecato dalla musica e dai giovani che frequentano il nostro Circolo, di cui sono soci, fino a tarda notte. Sappiamo e abbiamo avuto modo, in varie occasioni, di chiedere scusa ai cittadini, ma abbiamo sempre ritenuto di svolgere una importante funzione sociale a favore dei ragazzi di Filottrano.

Questa sede che occupiamo da quattro anni e quattro mesi era un vero, indescrivibile tugurio e abbiamo dovuto intervenire con ingenti spese per renderla non solo abitabile ma molto accogliente; la documentazione allegata ai nostri bilanci può sempre dimostrare questa realtà, mentre per tutto il 2013 siamo ancora impegnati ad ammortizzare un mutuo che abbiamo acceso, grazie al Dott. Luciano Paolucci, con la Banca di Credito Cooperativo. Il nostro rapporto con la proprietà era regolato da un contratto di Comodato d’uso gratuito che scadeva il 31 dicembre 2012 e, non prevedendo un preavviso, la proprietà ci ha fatto pervenire una raccomandata il 3 gennaio ’13, con intimazione a lasciare i locali entro 20 giorni.

Il locale era ad uso gratuito, sulla carta, ma in realtà è come se avessimo sempre pagato un affitto, viste le spese sostenute per poterlo utilizzare. Meritavamo un trattamento così drastico? Non sarebbe stato più corretto preavvisarci almeno tre mesi prima? Abbiamo sempre intrattenuto cordiali rapporti con la signora Lorenza Mochi Onori, moglie di Lorenzo Gasparri, delegata a trattare con noi; infatti, nel mese di aprile ’12, avevo personalmente trattato un eventuale rinnovo che lei aveva indicato possibile per altri due anni al prezzo di euro 350 mensili. Senza ulteriori comunicazioni, proposte o minacce di interruzione, abbiamo sempre ritenuto che non vi sarebbero stati problemi alla prosecuzione del rapporto.

Questa decisione, improvvisa e violenta (attenuata con l’intervento dell’assessore alla Cultura Ivana Ballante che ci consente di restare fino al 20 aprile p.v.), non può essere fatta risalire unicamente alle giuste proteste di Franco Cusini, evidentemente altri interessi e altri poteri hanno provocato questa decisione che certamente non fa onore alla proprietà. Per il “disturbo lamentato” sarebbe stato sufficiente darci un drastico ultimatum: “O si smette con la musica live fino a tarda notte o diversamente ci riprendiamo i locali”. Noi filottranesi siamo gente modesta, ma orgogliosi di appartenere a questa terra e l’impegno culturale del nostro Circolo è il segno del nostro legame alla nobile tradizione di Filottrano.

Noi abbiamo sempre molto rispetto degli altri ma non sempre ne siamo ricambiati e, in questa occasione, siamo stati trattati come un tempo venivano trattati i contadini dalla nobiltà del luogo. Grazie signori Gasparri, i filottranesi si ricorderanno e terranno conto della vostra signorilità.

 

[Dicembre 2012]

maya_calendario_l'incontro_filottrano


21 dicembre 2012: la fine del mondo...


L’evento annunciato dai Maya deriva dal calendario chiamato del “contolungo”, che aveva caratteristiche simili a quello usato dai nostri Astronomi ed era composto di 365 giorni; iniziava il 13 agosto 3114 e termina il 21 dicembre 2012.

di Isidoro Carancini

Si parla da molto tempo di questa previsione scientifica dei Maya (la chiamano anche “profezia”) e vi sono molte apprensioni e timori al riguardo anche se, assicurano, non succederà nulla. Tuttavia abbiamo ritenuto doveroso approfondire l’argomento – attraverso Internet – per fornire, in uno spazio molto contenuto, le informazioni necessarie per capire quanto annunciato dai Maya.

Secondo i Maya ci furono cinque Ere cosmiche, corrispondenti ad altrettante civiltà. Le precedenti quattro Ere (dell’Acqua, Aria, Fuoco e Terra) sarebbero tutte terminate con degli immani sconvolgimenti ambientali. Alcuni studiosi affermano che la prima civiltà – quella distrutta dall’acqua – era Atlantide. L’attuale Età dell’Oro (la quinta), secondo il calendario Maya, terminerà nel 2012. I Maya erano del tutto sicuri della fine dell’attuale ciclo ed erano altrettanto convinti che fosse l’ultimo. Quando il mondo avrà completato questo ciclo, dicevano, finirà fra disastrose inondazioni, terremoti, maremoti ed incendi.

La civiltà Maya raggiunse notevoli traguardi scientifici; per contare gli anni utilizzava stelle e pianeti. Essi divisero il tempo in un serie di cicli che cominciavano dalla nascita di Venere. Ogni ciclo durava un milione e 872.00 giorni. Il ciclo che ora stiamo vivendo ha avuto inizio il 13 agosto dell’anno 3114 prima di Cristo e finirà il 21 dicembre 2012 dopo Cristo.

maya_tempio_l'incontro_filottranoQuesto calendario, fatto da sacerdoti che erano anche astronomi, filosofi e scienziati, è estremamente preciso tanto che la previsione dell’eclissi solare dell’11 agosto 1999 si è verificata con appena 33 secondi di ritardo rispetto al tempo previsto dai Maya, previsione fatta intorno al 3000 a.C. Secondo vari ricercatori, i cataclismi che caratterizzarono la fine delle Ere Maya furono causati da una inversione del campo magnetico terrestre, dovuto allo spostamento dell’asse del pianeta. La terra infatti subirebbe periodicamente una variazione dell’inclinazione assiale rispetto al piano dell’ellittica del sistema solare. Ciò provocherebbe scenari apocalittici.

Le profezie che riguardano la fine dell’umanità sono innumerevoli. Immanuel Velikvosky, scienziato russo, nel suo libro “Mondi in collisione”, pubblicato nel 1955, presuppone la fine della vita sul pianeta terra. Per le persone che ignorano la fisica, può sembrare eccessivo, ma nell’universo eventi del genere sono all’ordine del giorno. Inoltre basterebbe un asteroide di grosse dimensioni che colpisse il nostro pianeta per evocare scenari apocalittici. L’assurdo è che tutto ciò sarebbe naturale, quello che non è naturale è credere che sia impossibile.

Al riguardo è degli ultimi anni la diramazione ufficiale in tutti i giornali della notizia che esiste un fascia di asteroidi che si sta avvicinando molto pericolosamente alla Terra e che, con probabilità discutibili, che vanno dal 20% al 75%, una di queste asteroidi potrebbe impattare sulla terra. Tutti pertanto sono allerta per una tale eventualità e gli astronomi inglesi, per ultimi, hanno dichiarato di aver provveduto ad istituire una “task force”, con una spesa altissima, affinché “nel caso” e “per ipotesi” che un asteroide venisse dall’universo per impattare sulla terra, dei missili sarebbero pronti per distruggerlo. Gli americani invece, alla NASA, sono in possesso di una “task force” già da diversi anni.

Gli studi e le previsioni Maya sono oggetto di continua ricerca e le interpretazioni sono varie e spesso in evidente contraddizione. Tutto il mondo Maya ci viene trasmesso attraverso incisioni su pietra e su muri e le ricerche sono sempre in continua evoluzione ed approfondimento. Una recente scoperta, nel corso di uno scavo del sito archeologico di Xultun, nella regione di Peten (Guatemala), sono state scoperte delle registrazioni astronomiche risalenti al IX secolo d.C. e non prevedono che il mondo finirà quest’anno, infatti alcune annotazioni sembrano riferirsi a date lontane nel futuro, ben oltre il 2012. È evidente pertanto che le previsioni catastrofiche Maya narrano della fine di un ciclo e non della fine del mondo, ma qualche apprensione resta largamente diffusa su tutta la terra.

Sono certo che, alla vigilia di Natale, riuscirete a leggere questo articolo su quanto da molto tempo sta agitando il mondo e, guardando il Cielo, riuscirete a scorgere una luminosa Cometa che ci annuncia la Nascita di Gesù, che ci ha fatto una grande previsione, la previsione della salvezza. È il mio più cordiale augurio di Buon Natale e Buon Anno.